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Il Colle preoccupato per la prova di forza: "Soluzione ineccepibile"

Il capo dello Stato firma il decreto del governo dopo tre ore. Le perplessità sull'azione dei "quindici"

Il Colle preoccupato per la prova di forza: "Soluzione ineccepibile"
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C'è Giorgia al telefono: presidente, non abbiano altra strada. E Mattarella è d'accordo. Infatti non passano tre ore dal Consiglio dei ministri che arriva nero su bianco il visto del Colle. Poche parole, secche: "Il capo dello Stato ha adottato il Dpr recante la precisazione del quesito del referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale concernente norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare". Insomma, spiegano dal Quirinale, inglobando gli articoli della Carta su cui dovremo votare senza rimandare la consultazione, il governo ha adottato "una soluzione giuridicamente ineccepibile", quella "più corretta alla luce dell'ordinanza della Cassazione". L'oggetto del referendum è lo stesso, il quesito non viene cambiato ma solo integrato. Da qui la firma, rapida e concordata, di Mattarella. Del resto, dicono, si tratta di un via libera scontato, visto che stiamo parlando di un atto amministrativo e che la scelta della data, e le eventuali conseguenze, sono di competenza di Palazzo Chigi.

Eppure restano dubbi e un filo di preoccupazione. Già la materia è delicata e divisiva: c'era davvero bisogno di aggiungere confusione e prove di forza? Non si poteva fare a meno di questo pasticcio giuridico-istituzionale delle ultime ore, che alza i toni dello scontro? Certo, la sentenza della Cassazione, che ha accettato il nuovo quesito sulla giustizia proposto dal comitato dei "15 volenterosi" e irrobustito da mezzo milione di firme, era attesa. Forse i magistrati della Suprema Corte potevano essere un po' più tempestivi. Forse il governo poteva aspettare il verdetto prima di fissare i giorni del referendum. Ormai però, per come si erano messe le cose, non c'era altro da fare. I volenterosi si dovranno accontentare di una vittoria a metà e i fautori della riforma potranno tirare un sospiro di sollievo perché i tempi non si allungano.

Ma sulla vicenda pende comunque il rischio di un ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione, o di un appello al Tar del Lazio per richiedere una sospensione del provvedimento: il nuovo quesito non avrà i 59 giorni previsti dalla legge per la campagna. Improbabile che simili iniziative legali vengano accolte. Questo aspetto si salda però con il timore espresso in diverse occasioni dal capo dello Stato sulla trasparenza e la comprensibilità. In Italia ormai vota sempre meno gente, la politica appare anno dopo anno più lontana dai bisogni dei cittadini, incapace di capire problemi e di fornire risposte.

Adesso la popolazione è chiamata ad esprimersi su un argomento molto tecnico e difficile, attraversato poi da una violenta polemica tra i partiti. Si rischia di perdere di vista il cuore della questione. "La magistratura deve essere autonoma e indipendente - ha detto pochi giorni fa Mattarella - e i magistrati imparziali e credibili".

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