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"Colloqui diretti Usa-Iran". Il dialogo avanti a oltranza

Primo incontro dal '79: in Pakistan prove di pace tra gli ostacoli I tecnici al lavoro per trovare una mediazione su Stretto e nucleare

"Colloqui diretti Usa-Iran". Il dialogo avanti a oltranza
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Non facili, non scontati. In salita. Forse nemmeno, almeno per ora, decisivi. Ma importanti, non fosse altro per la modalità in cui si stanno svolgendo. Dopo la prima fase di trilaterali allargati alla delegazione del Pakistan, i colloqui tra Iran e Stati Uniti sono andati avanti con un inedito faccia a faccia. Il vicepresidente americano JD Vance, l'inviato speciale Steve Witkoff e il genero di Donald Trump, Jared Kushner allo stesso tavolo con il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, prima volta dal 1979. Un segnale di come questo round negoziale per porre fine al conflitto in Medioriente sia tutt'altro che di facciata. Nonostante da Israele arrivino segnali che allontanano la pace.

In una Islamabad blindata, nel lussuoso hotel a cinque stelle che ha ospitato i colloqui il dialogo, proseguito fino a notte e ri-aggiornato a oggi, non è stato facile. Stando a quanto è filtrato nonostante la consueta consegna del silenzio, il tema principale sul tavolo è stato quello che tutti si aspettavano: lo Stretto di Hormuz. Sul fondamentale passaggio marittimo crocevia del petrolio e del gas mondiale restano le controversie. Da quanto riferiscono alcune fonti, l'Iran insiste nel mantenere il controllo sullo Stretto e nell'imporre dazi alle navi in transito, bocciando l'ipotesi di un controllo congiunto. Nel primo round negoziale, durato all'incirca un paio d'ore, le delegazioni statunitense e iraniana si sono scambiate documenti scritti sulle questioni chiave ma entrambe le parti sarebbero partite da posizioni massimaliste, oltre che su Hormuz anche riguardo gli asset iraniani congelati all'estero e il futuro del nucleare iraniano. L'agenzia di stampa iraniana Fars, molto vicina ai Pasdaran, fa sapere che una "grave disputa sullo Stretto di Hormuz" ha di fatto bloccato il negoziato "ostacolando i progressi" registrati in avvio di colloquio.

Uno stallo prevedibile e sostanzialmente inevitabile visto l'importanza della posta in gioco. I colloqui sono poi ripresi in serata e continueranno anche oggi, con il supporto aggiuntivo di esperti tecnici che tentano di mettere in pratica quelle che sono le rispettive richieste teoriche. Particolare in questo senso il ruolo dei vertici politici e militari del Pakistan che al contrario sbandierano ottimismo e incoraggiano le parti a trovare soluzioni condivise. Il Paese si è un po' a sorpresa al centro del mondo e vuole sfruttare questa condizione per accreditarsi come solido partner in grado di fare la differenza nello scacchiere globale. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha fatto sapere che il suo Paese "ha ribadito la sincera determinazione a continuare a svolgere il proprio ruolo di mediatore per contribuire a creare slancio verso risultati nell'interesse della pace e della stabilità regionale e globale".

Se Trump come di consueto alterna dichiarazioni concilianti ad altre minacciose, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, un po' in ombra e all'apparenza scavalcato nelle ultime settimane, ha detto che "la delegazione iraniana giunta in Pakistan è, con tutte le sue forze, la custode degli interessi dell'Iran e, proprio in questo spirito, negozierà con coraggio", aggiungendo che "il nostro impegno a favore del popolo non subirà alcuna pausa e, qualunque sia l'esito dei negoziati, il governo resterà fermamente al fianco del popolo", anche se il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi non usa parole distensive: "L'Iran è pronto a qualsiasi scenario, sia quello militare e difensivo sia quello dei negoziati".

Ma tra slanci di ottimismo e brusche frenate, c'è ancora una realtà fatta di bombe, missili e paura. Il Libano resta costantemente sotto attacco, con il leder israeliano Netanyahu che annuncia "continueremo a combattere l'Iran e i suoi alleati". E oltre a Hormuz, asset e varie, questo è un elemento senz'altro in grado di far saltare il tavolo. Non solo.

Perché un Paese influente nella regione come il Qatar, tramite il suo ministero degli Esteri, fa sapere che "gli attacchi da parte di Teheran sono diminuiti ma non cessati", facendo sapere che "il Qatar non pagherà in cambio della cessazione degli attacchi contro il suo territorio" come circolato nelle scorse ore. Ulteriore dimostrazione di come le trattative proseguano tra gli ostacoli. Ma proseguono. E allo stato attuale non è poco.

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