Il comitato d'affari della "Renzi Spa"

Appalti, trasporti e tv: i favori agli sponsor della Leopolda e le chance per i fiorentini

Il comitato d'affari della "Renzi Spa"

Ci voleva un cattolicissimo boy scout come Matteo Renzi per dar ragione a un ateo come Karl Marx che nel Manifesto del partito comunista scrisse che «il potere politico moderno è solo un comitato che amministra gli affari comuni dell'intera classe borghese». Basta guardare alla storia del presidente del Consiglio per trovare conferma di questa tesi eterodossa.Basta pensare un attimo a Carlo De Benedetti, presidente del gruppo Espresso ed editore dell'ormai renzianissima Repubblica. Al di là della controversa questione Popolari, nel 2014 ha visto invariato anziché aumentato il canone di concessione delle frequenze radio-tv che avrebbe penalizzato il suo gruppo. Così come - sebbene rinviato - il finanziamento pubblico alle centrali termoelettriche dà una speranza a Sorgenia, la utility che l'Ingegnere ha mollato alle banche creditrici. Ovviamente quelle tra Renzi e De Benedetti sono solo «affinità elettive». Quanto più si è vicini al Re Sole, invece, tanto più ci si avvantaggia del suo benefico calore. Pensate a Toscana Aeroporti, società che gestisce gli scali di Firenze e Pisa, presieduta dall'alter ego del premier Marco Carrai. In Stabilità è saltato l'emendamento che avrebbe reso le valutazioni di impatto ambientale una formalità, ma l'anno scorso il governo ha garantito 200 milioni per le nuove infrastrutture dei quali 50 milioni grazie allo Sblocca-Italia. E se Renzi per far l'ecologista blocca le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa, ne salva una (denunciano gli ex grillini di Alternativa Libera), quella di Gela, operata da Eni ed Edison. Il cane a sei zampe non è solo uno dei simboli dell'Italia nel mondo, ma è anche un centro nevralgico del renzismo.

Non a caso il premier ha «infilato» nel collegio sindacale Marco Seracini, commercialista fiorentino e fondatore della Leopolda.La kermesse che si è chiusa domenica scorsa è l'immagine più nitida di un fatto storico: la presa del Palazzo d'Inverno da parte di un manipolo di fedelissimi. Negli anni molti oratori o hanno trovato spazio nel governo (due nomi su tutti Luca Lotti e Maria Elena Boschi) o nelle aziende di Stato (Antonio Campo Dall'Orto in Rai, Fabrizio Landi a Finmeccanica, Alberto Bianchi a Enel). Senza contare l'ampio spazio di Eataly dell'amico Oscar Farinetti a Expo. Eataly dove è approdato l'ex consigliere di Palazzo Chigi, il manager Andrea Guerra. Gli sponsor, invece, non sono stati dimenticati: il gruppo Gavio, ad esempio, ha beneficiato dell'allungamento delle concessioni autostradali garantito dallo Sblocca Italia.Un'equazione che vale ancor di più per coloro che possono contemplare da vicino «la gloria di colui che tutto move». È il caso di Ilaria Niccolai, socia al 40% della Party srl di Tiziano Renzi attraverso Nikila Invest. Quest'ultima la scorsa estate ha rilevato per 25 milioni di euro il Teatro Comunale del Maggio Fiorentino dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) che a sua volta l'aveva comperata dal Comune di Firenze - sindaco Renzi - per 23 milioni, sollevandone il bilancio. L'artefice di quell'«aiutino», l'ex direttore generale di Cdp Matteo Del Fante, è oggi ad di Terna.

E sempre per restare in tema: la partnership con i cinesi di Rosewood per trasformare in hotel extralusso il palazzo della Zecca a Roma valorizza un patrimonio al 75% di Cdp Immobiliare e al 25% del gruppo Fratini nel quale opera Iacopo Mazzei, banchiere renziano della prima ora con la passione degli outlet. In Cina, non a Sanremo o a Fasano.

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