Ti conosco, mascherina. Giuseppe Conte sa che non può più rimandare l'audizione in commissione Covid e ieri si è giocato il suo ultimo jolly: a In Onda su La7 annuncia tronfio le date comunicate dalla sua segreteria al presidente Fdi Marco Lisei. "Il 4 agosto sono disponibile, e anche il 5, anche il 6. Mettetevi comodi, ci sarò e parlerò a lungo, vedremo come stanno messi loro", promette l'ex premier, deciso a suo dire a "spazzare via menzogne, falsità e tante cose infamanti". L'ultima è l'inchiesta del Tempo, secondo cui lo Stato ha pagato i dispositivi farlocchi a tre società cinesi fantasma o quasi "fino a quattro volte il loro reale valore in Cina". Un calcolo probabilmente ancora per difetto. "La gestione dell'emergenza Covid è stata una colossale mangiatoia, un miliardo e 250 milioni di euro di soldi pubblici volatilizzati lungo una filiera opaca di intermediari e faccendieri, mentre il Paese affondava", sottolinea il capogruppo Fdi alla Camera Galeazzo Bignami". "Sono le solite fake news diffuse dalla grancassa dei quotidiani di Angelucci, nel disperato e maldestro tentativo di coprire la transazione da oltre 100 milioni garantita al loro sostenitore Dario Bianchi", ribatte Alfonso Colucci, il più temerario dei "contini" in commissione che dimentica come la decisione di transare con l'imprenditore a cui Domenico Arcuri ha stracciato i contratti per mascherine buone e certificate è stata presa dall'Avvocatura di Stato per evitare ulteriori danni erariali, altro che "vergognosa elargizione". Che le mascherine di Bianchi siano buone lo dice la sentenza, che quelle cinesi strapagate da Arcuri siano farlocche e dannose per medici e infermieri a cui erano destinate - come aveva anticipato il whistleblower delle Dogane Miguel Martina minacciato di morte al sottosegretario a Palazzo Chigi Roberto Fraccaro, che ha messo il suo dossier nel cassetto - lo confermano gli ufficiali Gdf aggrediti verbalmente da M5s e Pd.
Sono molte altre le domande a cui dovrà rispondere.
Chi ha deciso il lockdown nella riunione "carbonara" raccontata da alcuni ex Cts? Chi c'era oltre Conte? Su che basi non è stata chiudere la Zona rossa nella Bergamasca, visto che gli scienziati "tifavano" per chiusure mirate e la Lombardia chiedeva di essere zona gialla? Chi da Palazzo Chigi ha fatti partire la fuga di notizie che ha vanificato il primo lockdown? Davvero Conte non era in rapporti con gli intermediari di alcuni imprenditori con il commissario Arcuri come Luca Di Donna e Gianluca Esposito, che per l'amicizia (millantata o vera) con l'allora premier hanno ottenuto consulenze milionarie? Sotto processo, Conte dovrà dire la stessa verità "nascosta" in migliaia di pagine di inchieste, verbali e intercettazioni mai diffuse. Altrimenti per lui saranno guai...