Concorsopoli Pd in Lazio. Il Comune adesso pensa di azzerare la graduatoria

Allumiere vuole annullare tutto dopo il caso. Fdi: "34 assunti legati a politici. E ci sono i 5s"

Concorsopoli Pd in Lazio. Il Comune adesso pensa di azzerare la graduatoria

L'ultima novità in ordine di tempo è una lettera che il Comune di Allumiere ha inviato ai candidati del «concorso dei miracoli». Lo stesso della graduatoria da cui ha attinto il Consiglio regionale del Lazio a trazione Pd-5Stelle. La presidente della commissione Trasparenza Chiara Colosimo è convinta che la missiva sia «l'ultima follia targata Pd e sindaco Pasquini». Poiché gli inquirenti starebbero stringendo, allora l'amministrazione cercherebbe di uscirne «con una sorta di sondaggione». Qualcosa che, per il consigliere di Fdi, suona più o meno così: «Caro candidato, hai partecipato; che ne pensi se annulliamo?». Il tutto all'interno di un contesto pubblico. L'attenzione su Allumiere si è un po' spenta, ma soltanto per certi media. Il Giornale ne ha parlato, sottolineando che i «pregiati posti di lavoro» sono stati elargiti «in gran parte tra chi ha la tessera del Pd».

Il piano della discussione è quello dell'opportunità politica. Al resto ci penserà chi indaga. Perché è tutto legittimo sino a prova contraria. Di domande però ne circolano. Quante persone assunte mediante il concorso potevano vantare prossimità partitica? Qualche conto esiste. La relazione della Colosimo annota che «ben 34 hanno legami accertati con la politica o con la commissione» e che «29 assunti su 44 sarebbero fuori dalle prove preselettive» perché privi dei requisiti. Ma la relazione è ferma, perché in commissione più di qualcuno fa resistenza. C'è l'estate di mezzo ed il testo è dettagliato. Se ne discuterà. Comunque, la meloniana non intende mollare. A scanso di equivoci, non si tratta di tirare monetine: «Ho tenuto i due piani separati: l'opportunità politica è una cosa, gli errori amministrativi un'altra». Il dubbio posto dal consigliere è che «le due cose siano andate di pari passo». E non sembra una questione secondaria. In ogni caso, Colosimo dichiara che fornirà una scadenza agli altri commissari. Soprattutto, parla di «sistema»: «Ciò che Allumiere ha scoperchiato non è un caso singolo, ma un modus operandi. Nella provincia di Roma, esiste un sistema. La stesso meccanismo ha avuto luogo in altri comuni».

Il sospetto, insomma, si allarga: «Il sindaco uscente di Subiaco è stato assunto insieme ad un assessore di Marino che ha vinto un concorso a Guidonia. Il sindaco di Rocca Santo Stefano ha assunto il sindaco di Zagarolo». Solo che il sindaco di Guidonia è grillino. Diviene spontaneo domandarsi che fine abbia fatto, almeno sul piano politico, la ferma linea giustizialista. Un cambiamento notato pure dal consigliere regionale Francesca De Vito, che ha abbandonato il Movimento per «il tradimento degli elettori», oltre che per il caso Allumiere. Per Colosimo, la conclusione è semplice: «Sono il più grande bluff della storia. Non sono stati in grado di fare opposizione, dunque hanno pensato bene di entrare in maggioranza. L'unica che faceva opposizione (Roberta Lombardi, ndr) oggi fa l'Assessore». Convitati di pietra, insomma, che non muovono ciglio. No - dice la Colosimo - non sono proprio convitati di pietra: «Almeno per le assunzioni in Consiglio sono parte in causa: i grillini esprimono un membro del Consiglio di presidenza. Per quello che ne sappiamo, poi, qualcuno legato al Movimento 5 Stelle è stato assunto con l'infornata di Allumiere. Come dimostra Guidonia, sono diventati il tonno delle scatolette in un batter d'occhio».

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