La condanna di Savona alla Germania: "Il piano tedesco è quello dei nazisti"

Nel 2012 Savona pubblicava un libro sull'egemonia tedesca in Europa: "Se non volete che finisca ancora una volta male, non resta che ridiscutere i patti Ue"

La condanna di Savona alla Germania: "Il piano tedesco è quello dei nazisti"

"Ci ritroviamo con l'irreversibilità dell'euro - ovviamente di questo euro e non di quello che avremmo desiderato che fosse - nelle forme che impediscono il realizzarsi delle speranze che ne avevano suggerito la nascita: uno strumento per la crescita e la diffusione della pace e del benessere per tutti". È il Tempo a tirare fuori un estratto del libro Lettera agli amici tedeschi e italiani pubblicato da Paolo Savona nel 2012. Già allora l'economista, che Matteo Salvini vorrebbe portare al ministero dell'Economia e che Sergio Mattarella vorrebbe fuori dalla squadra di governo, intravedeva "la competizione conflittuale" tra la Germania e l'Italia.

Il muro contro muro tra Salvini e Mattarella rischia seriamente di travolgere gli accordi di maggioranza con il Movimento 5 Stelle, trascinando con sé non solo il famoso "contratto", ma tutto il governo. A pesare sulla decisione del Colle sono le posizioni euroscettiche di Savona. Posizioni che trapelano molto chiaramente negli ampi stralci pubblicati oggi dal Tempo. Già nel 2012 l'economista, che aveva seguito l'allora premier Carlo Azeglio Ciampi nell'ingresso dell'Italia nell'Unione europea, aveva già visto le influenze negative di Berlino e aveva denunciato "il riproporsi, per fortuna in forme non militari, ma più subdole, della competizione conflittuale che ha causato le drammatiche vicende della guerra e aveva imposto una forte volontà di pace e guidato, sia pure tra sussulti, il processo di unificazione europea". Parlando ai tedeschi, nel suo libro, Savona aveva sollevato il sospetto che stia "scivolando nuovamente sul piano economico nella direzione proposta dal Piano Funk (dal nome dell allora ministro delle Finanze tedesco, ndr) del 1936. La politica economica che voi suggerite getta le basi per una disgregazione del sogno europeo di pace e di un comune progresso civile".

Con l'euro, secondo Savona, la Germania ha obbligato le monete nazionali a confluire "nell'area del marco". Non solo. Facendo leva sulla moneta unica e sul mercato comune è riuscita ad appropriarsi dello sviluppo industriale, lasciando spazio solo all'alleato "storico", la Francia. A tutti gli altri Paesi europei avrebbe, invece, lasciato l'agricoltura e i servizi turistici. "Sono dalla parte di chi è convinto che la leadership di qualcuno o di qualche paese sia indispensabile non solo per la stabilità geopolitica, ma anche per il sano principio meritocratico che, per il bene di tutti, deve vincere il migliore - chiosava, quindi, Savona - ma la leadership, soprattutto se praticata a livello sovranazionale comporta dei doveri in materia di sicurezza e di benessere, che (ad esempio) gli Stati Uniti hanno assolto egregiamente nel Dopoguerra".

Secondo Savona, in Europa non avrebbe potuto fare quanto avviato in passato dagli Stati Uniti. "L'organismo biogiuridico dell'euro e quello delle politiche fiscali europee presentano un tipo di funzionamento che rivitalizza la sostanza del Piano Funk", scriveva l'economista che, pur ribadendo la necessità di un'Europa unita e accettando il ruolo della Germania come "il Paese che pone ordine in Europa", chiedeva "un contenuto diverso". A partire, appunto, dalla moneta unica. "In assenza di sufficienti politiche compensative degli shock asimmetrici e di una vera libera circolazione degli input e degli output - spiegava - il cambio dell' euro resterebbe per voi sottovalutato e per altri sopravvalutato e tenderebbe a inglobare nella vostra economia i flussi di capitali internazionali e la crescita industriale". Una deriva che verrebbe accelerata dalle politiche fiscali europee. "Se non volete - concludeva Savona - che finisca ancora una volta male nelle relazioni tra i nostri popoli, non resta che ridiscutere seriamente quali debbano essere le correzioni da apportare ai patti che reggono l'Unione europea".

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