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Il conduttore allibito per l'amico-fonte. "Non farebbe mai male a me e alla famiglia"

Il cronista conferma i rapporti con l'indagato: "Mangio da lui spesso, ogni due settimane"

Il conduttore allibito per l'amico-fonte. "Non farebbe mai male a me e alla famiglia"
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Attonito. E anche un po' scosso di fronte agli esiti delle indagini della Procura di Roma che portano a individuare in Valter Lavitola il mandante della bomba piazzata davanti alla casa dove vive con la sua famiglia, con la moglie e con i suoi figli. Sigfrido Ranucci è spiazzato da quello che emerge dal decreto di perquisizione nei confronti di quello che lui considera un amico con cui c'è "un affetto sincero" da diverso tempo. Almeno dal 2019, dopo che la stessa trasmissione aveva trattato alcune vicende che avevano riguardato l'ex imprenditore ed editore a cui ora i magistrati contestano anche il reato di strage. Perché quell'esplosivo poteva fare del male. Ranucci risponde nell'immediatezza al Corriere e poi sceglie di affidare i suoi pensieri a un video: "È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento. Con Valter abbiamo avuto un rapporto di amicizia dopo che è stato oggetto delle nostre inchieste è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report". Ed è proprio il rapporto che lo lega al presunto mandante a rendere tutta questa storia ancora difficile da capire, anche per lo stesso Ranucci: "Finché non vedo le prove sono convinto della sua innocenza, e se anche dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia. Mi affido completamente alle indagini della procura di Roma che ha svolto un'inchiesta molto rigorosa anche dal punto di vista etico". E aggiunge: "Valter ha avuto sempre rapporti con i giornalisti, non dimentichiamocelo che è stato prima di tutto direttore de L'Avanti e ha mantenuto rapporti con me e con giornalisti anche molto più autorevoli di me, vediamo dove porteranno queste indagini".

Forse a esiti diversi, che potranno dare risposte su cosa abbia mosso, secondo la tesi dell'accusa, Lavitola. O forse al coinvolgimento di altri soggetti. Gli ultimi contatti tra lui e Ranucci sono recentissimi, addirittura l'imprenditore lo ha chiamato quando ha ricevuto la visita dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, come ha confermato il giornalista al Corriere: "Mi ha chiamato l'altra sera mentre lo stavano perquisendo. Era agitato". Ora le comunicazioni si sono interrotte, ha specificato Ranucci, anche per rispetto delle indagini. Quanto alla foto pubblicata dal Riformista nel 2023 che lo ritraeva al ristorante "Cefalù", riconducibile a Lavitola, seduto al tavolo proprio con lui e con altre persone, Ranucci spiega: "Ho letto le cronache che raccontano della famosa cena nel suo ristorante del 2023, ma quella non è certo una notizia: io vado a mangiare da lui molto spesso, almeno ogni due settimane. È un rapporto di amicizia che non ho mai nascosto". Per tutto questo è difficile capire, immaginare, trovare spiegazioni a un atto intimidatorio così grave. E del resto, secondo il conduttore di Report "c'è qualcosa che non torna. Lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non credo che siano dettagli".

Ieri Lavitola ha risposto così a LaPresse: "Quando ci possiamo vedere? Se Dio vuole quando esco dal carcere". Ma lei è sicuro? "Penso di sì - ha aggiunto - Non parlo, scusatemi ma l'avvocato mi ha detto che se parlo con i giornalisti mi lascia".

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