Il risiko della Boldrini alla Camera: infornata di amici

Confermati i vertici di Montecitorio senza ascoltare le opposizioni. "Spartizione politica delle poltrone"

Il risiko della Boldrini alla Camera: infornata di amici

Roma«Non conosce sosta, non conosce intoppi, si lavora anche di notte e si consegna puntuali: nulla funziona in Italia come la fabbrica delle poltrone». La prosa è del Movimento 5 Stelle e fotografa bene una specialità in cui l'Italia continua a primeggiare. In particolare è il motore delle nomine ai vertici delle nostre istituzioni parlamentari a girare sempre a pieni giri e l'ultima conferma è arrivata ieri con una infornata avvenuta ai vertici di Montecitorio, con la regia e il via libera del presidente della Camera, Laura Boldrini e della maggioranza, con il Pd schierato in prima linea per raggiungere l'obiettivo.

La decisione è firmata dall'Ufficio di presidenza che ha aumentato il numero dei vicesegretari generali da due a cinque, sfruttando l'articolo 8 del Regolamento, dove si legge che «i vicesegretari generali sono nominati nel numero massimo di cinque». Evidentemente averne solo due - Guido Letta, cugino di Enrico, e Aurelio Speziale - è stato giudicato insufficiente e si è provveduto a raggiungere il numero massimo, come non accadeva da anni.

L'accordo prevede una terna composta da Giacomo Lasorella, 51 anni, che dirige il Servizio Assemblea ed è fratello della giornalista Carmen, presidente di RaiNet ; Fabrizio Castaldi, 44 anni, capo segreteria della presidente della Camera; Annibale Ferrari, classe 1962, capo del Servizio studi. Sia Lasorella che Castaldi erano entrati nella corsa per il posto più nobile e ambito, quella da segretario generale, assegnato a inizio gennaio a Lucia Pagano. Per i vicesegretari generali è stato introdotto un limite di mandato: 7 anni rinnovabili. Oltre ai tre nuovi super funzionari, tanto per non farsi mancare niente, si è proceduto anche a nominare ben nove capiservizio (Paolo Nuvoli, Danilo Santoro, Renzo Dickmann, Paolo Visca, Raffaele Perna, Daniela Colletti, Consuelo Amato, Paola Bonacci, Claudia Di Andrea). L'aggravio di costo pare non essere rilevante. Il motivo? Tutti i nominati superano già la (non modesta) soglia dei 240mila euro, il tetto massimo stabilito dal governo a cui le Camere si sono adeguate a loro modo, senza rinunciare a qualche privilegio. Per i dipendenti della Camera il riallineamento verso i 20mila euro lordi mensili avverrà gradualmente e ci sarà tempo per completarlo con comodo, entro fine 2017 (senza contare che la parte previdenziale viene scorporata). Per avere un'idea più chiara le tabelle di inizio legislatura quantificavano la retribuzione annua di un vicesegretario generale in 304.847,29 euro lordi, cui dovevano aggiungersi oneri previdenziali pari a 53.794,88 euro e una indennità netta di funzione di 652,56 euro mensili. Senza dimenticare che nella realtà parallela di Montecitorio (ben lontana dalle retribuzioni del mondo reale) sono più di cento i dipendenti che superano i 240mila euro.

Forza Italia, per protesta, non ha preso parte alla riunione, così come Lega e Fratelli d'Italia. Gli esponenti azzurri fanno anche notare un altro aspetto non da poco, ovvero che la moltiplicazione delle poltrone arriva proprio quando con il ddl riforme si sta procedendo all'unificazione del ruolo con il Senato. In questo modo si potrebbe arrivare a un unico ufficio di presidenza unificato dalle dimensioni monstre . «Fare nomine alla vigilia della prospettata unificazione è illogico ed imprudente, senza contare che si aumentano ancora i dirigenti mentre diminuisce il numero dei dipendenti», scrive Forza Italia accusando la Boldrini di fare «un'operazione di potere e spoil system».

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