Nel giorno del lancio del libro in camicia bianca e cravatta - definitivo passo verso la candidatura di Giuseppe Conte come frontman del campo progressista - arriva Beppe Grillo come un fantasma del passato a rovinare la festa al leader del M5S. E chissà se fosse un rischio calcolato: la diffusione al mattino della notizia del pamphlet dal titolo suggestivo Una nuova Primavera e la risposta dell'Elevato al pomeriggio con un'azione legale che ha il sapore di rivalsa per riprendersi il simbolo. Come dire, ci vediamo in tribunale, caro Giuseppe.
Di sicuro "Beppe" meditava da tempo la contromossa sulle 5 stelle della discordia. Non è dato sapere se sia la sua ultima chance per ricordare in mondovisione che il fondatore resta lui e che l'avvocato del popolo ha trasformato il "suo" Movimento in un partito collocato ormai nel centrosinistra. Oppure se dietro questa iniziativa possa nascondersi l'idea dell'Elevato di tornare in campo, come terzo incomodo, reclutando tutti gli ex Cinquestelle delusi prima dalla svolta governista e poi dall'ascesa di "Giuseppi".
Sia come sia, dalle parti della war room dell'avvocato del popolo non si registrano criticità. Apparentemente tutto continua come se nulla fosse. In Transatlantico qualche contiano ci scherza anche su: "Grillo, chi?" A confermare questa postura è Alfonso Colucci, attuale deputato del M5S: "Affrontiamo con assoluta tranquillità questa iniziativa di Beppe Grillo che si manifesta già ad un primo esame assolutamente infondata". Tra il dire e il fare c'è di mezzo Grillo, però: ogni sua presa di posizione lascia una ferita, perché il passato non si può cancellare con un tratto di penna. Conte, però, si sente parte della storia del Movimento. E non intende mutare il copione dell'avvocato del popolo. Il saggio - Una nuova primavera edito da Marsilio (nella foto la copertina), con tanto di faccione del leader del Movimento - sarà in libreria il prossimo 14 aprile. Ed è un tassello importante della strategia di chi vuole tornare a Palazzo Chigi.
È di fatto la definitiva giravolta di un politico che - dopo aver ondeggiato tra destra e sinistra e aver sposato prima la linea securitaria con la Lega rinnegandola poi al governo con il Pd - oggi si colloca nel campo progressista. O almeno pare così. Ha frequentato Villa Nazareth, un collegio per la formazione universitaria con sede a Roma presieduto dal cardinale Achille Silvestrini, che è stato il suo mentore. Da meridionale non ha mai disdegnato la Dc. Al punto che da premier volò in Campania per ricordare Fiorentino Sullo, storico esponente della sinistra democristiana. Ed è forse la ragione per cui si è servito dell'espressione "Nuova Primavera" per il titolo del libro. Ai più raffinati cultori del genere, come Gianfranco Rotondi, ricorda la corrente di Giulio Andreotti che si chiamava proprio "Primavera". Poi certo c'è stata la primavera palermitana promossa da Leoluca Orlando. E più di recente la nascita dell'Associazione Primavera, presieduta dall'ex ministro Vincenzo Spadafora, un altro che ha la postura da diccì. Di nuovo, insomma, c'è ben poco.
Se non la novità del Conte uomo di sinistra che si pone all'esterno con un progetto politico "per un futuro diverso, fondato su una visione di rottura rispetto alla destra nazionale e nazionalista". È lui l'anti Meloni, insomma. Elly è avvisata. Solo Beppe Grillo può spaventarlo e rovinargli il piano.