Coppia uccisa sul Garda. Già libero il tedesco che guidava il motoscafo

Domiciliari revocati, resta il divieto di dimora. I parenti dei giovani: "Tanto siamo già morti"

Coppia uccisa sul Garda. Già libero il tedesco che guidava il motoscafo

Brescia. Un anno e un mese. Tanto è il tempo intercorso tra la morte di Greta Nedrotti e Umberto Garzarella e la libertà per chi li ha travolti. Dal 18 luglio scorso è infatti tornato libero Patrick Kassen, il manager tedesco alla guida del motoscafo Riva che il 19 giugno di un anno fa travolse e uccise la coppia nelle acque del Garda.

Dopo la condanna a quattro anni e sei mesi, Kassen si trovava ai domiciliari in provincia di Modena. Oltre a lui il giudice aveva condannato a due anni e undici mesi anche Christian Teismann, proprietario del motoscafo e con lui a bordo al momento dell'incidente nautico. Eppure, da tre settimane la misura cautelare di Kassen è stata revocata e sostituita dal divieto di dimora nelle province di Brescia, Verona e Trento. Una decisione che ha provocato subito clamore in tutto il Garda, ancora sotto choc per la morte della 25enne e del 37enne. «Non mi cambia nulla sapere se è ai domiciliari o libero - ha detto ieri il padre di Umberto al Giornale di Brescia - Davanti alla morte di un figlio non c'è condanna che tenga. Non riesco comunque a perdonare. Io sono morto dentro».

Il manager era stato arrestato il 5 luglio dello scorso anno e si era costituito al Brennero con il suo avvocato in circostanze concitate. Poi, in tribunale sia lui sia Teismann hanno sempre sostenuto di non essersi accorti di aver travolto il gozzo su cui erano fermi i due giovani. Una versione accolta anche nelle motivazioni della condanna, nelle quali viene però contestata loro una condizione alcolica precaria e la non osservanza degli obblighi durante la navigazione. I due sono stati assolti entrambi dall'accusa di omissione di soccorso e ad entrambi sono state riconosciute le attenuanti generiche e quelle derivanti dal risarcimento alle famiglie delle vittime. «Kassen ha navigato a una velocità pari al quadruplo di quella consentita ha scritto il giudice nelle motivazioni della sentenza -, limite di velocità che peraltro neppure conosceva». Su Christian Teismann, invece, si legge: «Consapevole dello stato di ebbrezza e stanchezza dell'amico gli ha comunque affidato la conduzione del suo Riva e poi si è assopito senza vigilare come avrebbe dovuto».

Quella tragica sera del 18 giugno Kassen viene ripreso dalle telecamere del rimessaggio barche di Salò alle 23.35: dopo aver ormeggiato il Riva del suo amico barcolla fino a perdere l'equilibrio e cadere in acqua. Pochi minuti dopo si trova in un hotel in centro a Salò con altri connazionali, sanguina al volto ma rifiuta il trasferimento in ospedale. Anzi, addirittura rimanda indietro l'ambulanza chiamata dai titolari dell'albergo allarmati dalle sue condizioni. Ma la dinamica dei fatti aveva creato sconcerto già dalle ore successive all'incidente: dopo la tragedia il turista tedesco - nella vita dirigente di una multinazionale leader nella produzione di computer - aveva accettato di sottoporsi all'alcol test (poi risultato negativo), era stato interrogato e poi rilasciato. E nei giorni in cui la Procura di Brescia ne chiedeva l'arresto, lui si trovava nella sua villetta a Monaco di Baviera per trascorrere del tempo con la famiglia. Il suo avvocato, invece, fino a poche ore fa ha continuato a ribadire di non sapere nulla sul mandato d'arresto europeo firmato dal procuratore capo Francesco Prete. Poi l'epilogo turbolento al confine con l'Italia alle prime ore dell'alba. Un anno dopo, anche a seguito di condanna in primo grado, con la liberazione di Kassen la vicenda continua però a far discutere.

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