Corona, sequestrata la casa da 2,5 milioni I pm: «Denari illeciti»

La lente dell'antimafia sulla compravendita dell'immobile. L'affare con un pregiudicato

Luca Fazzo

Milano E adesso per Fabrizio Corona è notte fonda. Non tanto perché non ha più una casa, visto che il suo spettacoloso appartamento in via de Cristoforis, a ridosso delle notti folli dell'Hollywood e di corso Como è stato sequestrato dalla magistratura. Anzi, non avere una casa per il bel Fabrizio potrebbe essere l'ultimo dei problemi, perché chissà quando uscirà di galera: soprattutto adesso, dopo che nello scenario dei suoi troppi affari appare l'unico guaio che ancora mancava all'appello, i contatti con la Calabria, il mondo fosco dei pregiudicati e degli appalti. Ecco perché di Corona si sta occupando da mesi la Direzione distrettuale antimafia di Milano, che sta ripercorrendo in questa luce quasi dieci anni di carriera dell'ex re dei paparazzi.

Il nuovo guaio viene alla luce ieri mattina quando la Guardia di finanza bussa alla porta di Marco Bonato, storico collaboratore di Corona e coimputato in uno dei suoi processi. In mano le fiamme gialle hanno il decreto con cui la sezione Misure di prevenzione del tribunale sequestra la casa: valore due milioni e mezzo di euro, l'appartamento è intestato a Bonato ma in realtà è di Corona, che l'avrebbe comprato, secondo il pm Alessandra Dolci (braccio destro di Ilda Boccassini), con parte dei sei milioni di euro imboscati dai conti della Corona's, la sua società andata in bancarotta. Un malloppo sparito nel nulla, e che ora il pool della Boccassini vuole capire che fine abbia fatto.

La caccia è aperta, ma già quanto si legge nel decreto di ieri è sufficiente a sollevare interrogativi. L'appartamento di via de Cristoforis è inizialmente intestato a un commercialista milanese, Luca De Filippo, con cui Corona avvia nel 2007 le prime trattative. A gennaio 2008 De Filippo viene arrestato dalla Procura nell'ambito dello scandalo Italease. Pochi giorni dopo l'appartamento invece che a Corona viene ceduto da De Filippo a due coniugi calabresi, Pasquale Ceravolo e Carmela Gallo, di Bovalino. Passa un'altra manciata di giorni, e sono i due coniugi il 3 marzo 2008 a venderlo a Bonato (cioè, in realtà, a Corona), con un rogito stipulato davanti a un notaio di Roccella Jonica.

Ma i soldi non si fermano lì. Secondo il tribunale, parte del prezzo viene girato da Carmela Gallo al «pregiudicato di origine calabrese Vincenzo Gallo», ovvero suo padre. Gallo (morto nel frattempo) è stato a lungo sotto tiro della magistratura, indagato per vicende di appalti e corruzioni. E suo figlio Domenico, fratello di Carmela, è stato arrestato il mese scorso dalla procura di Genova nella retata per associazione a delinquere, corruzione e tentata estorsione nell'inchiesta sui subappalti delle grandi opere pubbliche.

Perché nella trattativa per l'acquisto fanno la loro comparsa i Gallo? L'avvocato Tommaso Delfino, che gestì l'affare per Corona, ieri spiega che «erano solo dei procuratori»; cioè degli intermediari. Di certo c'è che anche in questo caso Corona mantiene la sua fama di non totale affidabilità: il primo assegno che versa, da duecentomila euro, viene bloccato perché scoperto o contraffatto; a quel punto vengono prelevati dai conti della Fenice, la nuova società di Corona, ventidue assegni circolari da cinquantamila euro; poi per sua stessa ammissione, Corona si fa prestare 300mila euro da imprecisati «amici». Intanto, mentre i creditori della Corona's cercano invano di riavere i loro soldi, Corona trasloca dalla casa di largo La Foppa al nuovo regno di via de Cristoforis. Dove, prima ancora che il trasloco sia finito, riceve una strana visita di ladri. E sotto cui a Ferragosto di quest'anno scoppia una bomba. Da quel giorno, il pool antimafia inizia a occuparsi di Corona: e chissà quando finirà.

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