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"Corrado non sono io. Ranucci ossessionato da me. Ora luce sul caso Autogrill"

L'ex Aise Marco Mancini: "Mi tira in ballo ma lui aveva rapporti coi Servizi che lo imbeccarono su quella foto con Renzi"

Screen La7 via YouTube
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"Evidentemente per Ranucci io sono diventato un'ossessione ricorrente". Quasi sorride Marco Mancini, ex capo del controspionaggio dell'Aise, davanti alla chiamata in causa appena ricevuta dal conduttore di Report per l'attentato subito da Ranucci nell'ottobre scorso. È l'ultima puntata di uno scontro frontale iniziato con il filmato dell'incontro all'autogrill tra Mancini e Matteo Renzi mandato in onda da Report nel 2021.

Come ha scoperto di essere stato tirato in ballo nel giallo della bomba a Ranucci?

"Leggendo il Fatto Quotidiano di ieri dove, in riferimento all'accaduto, ci si interroga su chi sia tal Corrado, nome emerso fra le pagine dell'ordinanza contro i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell'attentato al giornalista. A questo proposito il quotidiano scrive: Corrado - ricorda Sigfrido Ranucci - è anche il nome in codice con cui il Sismi chiamava il suo agente Marco Mancini. Posso dire che durante la mia permanenza quasi quarantennale all'interno dell'intelligence nessuno mi ha mai chiamato Corrado. Francamente trovo una forzatura l'affiancamento che viene fatto nell'articolo alla mia persona, sia per i modi con cui viene introdotta e sia per i fatti che vengono narrati. Ho la sensazione che io sia per Ranucci un'ossessione ricorrente, altrimenti non si spiega perché faccia il mio nome nelle più disparate occasioni. Quella di ieri la reputo particolarmente preoccupante, per cui ho immediatamente dato mandato ai miei legali di valutare tutte le possibili iniziative a mia tutela".

Cosa ha pensato sapendo che Ranucci si incontrava con Lavitola, come grandi amici, e che Lavitola era poi diventato una sua fonte?

"Ho appreso dalla stampa che Ranucci come da lui stesso raccontato ha un rapporto di amicizia con il Signor Lavitola (pregiudicato) dopo che lo stesso era stato dapprima oggetto delle inchieste del conduttore, poi diventato una sua fonte informativa e infine un amico vero. Ecco, su questo credo che Ranucci sia sincero".

Che tipo di fonti ha utilizzato Ranucci in questi anni? Oltre a Lavitola ha avuto gole profonde anche all'interno dell'intelligence?

"Nella vicenda dell'Autogrill, come è già pubblicamente noto, a indicare alla redazione del programma di Rai 3 che la persona immortalata insieme al senatore Matteo Renzi ero io è stato un ex dirigente dell'Aise. Poi mi sembra di ricordare dai giornali che ci siano state altre occasioni in cui si parlava di suoi rapporti, non si è capito se veri o meno, con i Servizi".

Ma sui rapporti tra Ranucci e i servizi per l'inchiesta dell'Autogrill è stato messo il segreto di Stato.

"In realtà il segreto di Stato in merito alla vicenda Autogrill è stato rimosso dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo la rimozione, i miei legali hanno chiesto di risentire l'ex direttore del Dis Elisabetta Belloni la quale aveva opposto il segreto, su eventuali contatti fra i giornalisti di Report e appartenenti all'intelligence italiana. La procura di Roma non ha permesso tale accertamento".

Ma perché i rapporti tra 007 infedeli e un giornalista diventano segreto di Stato?

"Io posso dire solo che la Belloni ha opposto il segreto di Stato su diverse domande dei miei avvocati, e che la sua linea è stata confermata dal presidente del consiglio dell'epoca, Mario Draghi. Le domande avevano lo scopo di capire se contatti tra Report e i servizi ci fossero, e se fossero stati compiuti accertamenti interni ai servizi per verificarne l'esistenza. La Belloni avrebbe potuto negare o confermare i contatti e gli accertamenti. Invece ha rifiutato di rispondere in nome del segreto di Stato".

Però adesso il segreto non c'è più. Se si volesse la verità sui legami tra Report e i servizi basterebbe chiederla.

"Sì, basterebbe fare la domanda. E servirebbe una risposta, che finora non c'è stata".

Però in nome del diritto di cronaca è giusto che Ranucci tuteli le sue fonti, no?

"Giustissimo che i giornalisti tutelino le loro fonti, diversamente dai precedenti noto che in questo caso Ranucci ha

pubblicamente dichiarato il nome della fonte-amica Lavitola. Per esperienza diretta mi limito a ricordare che delle fonti che passano informazioni non bisogna mai innamorarsi. Altrimenti è la fonte che guida te, e non viceversa".

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