Così Guerra e Speranza concordarono un report per salvare Oms e Conte

Il documento sparito evidenziava i limiti del protocollo anti Covid e gli errori del governo

Così Guerra e Speranza concordarono un report per salvare Oms e Conte

Finché c'è Guerra c'è Speranza. Il titolo del film di Alberto Sordi si presta perfettamente alla pessima sceneggiatura sulla gestione italiana della pandemia, che i pm di Bergamo stanno (ri)costruendo grazie a carte, documenti e testimonianze, compresa la rogatoria all'Oms inviata nei giorni scorsi con le accuse al direttore vicario dell'Oms Ranieri Guerra, indagato per aver mentito affermando che «il piano pandemico del 2006 non doveva essere aggiornato» e che «sino a quando sono stato direttore generale il piano è stato rivisto annualmente e confermato in validità». Bugie che si intrecciano con il ruolo del ministro della Salute Roberto Speranza, che ha scelto il dirigente Oms come consulente. «Gli errori e le mancanze sono di Speranza e dell'ex premier Giuseppe Conte, che devono essere sottoposti ad indagine. Draghi se ne liberi. Avrà gli applausi da tutti gli italiani», dice il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

E in effetti, leggendo i capi di accusa dei pm bergamaschi nei confronti di Guerra balzano agli occhi due o tre cosette che imbarazzano il ministro della Salute. Come quando Guerra, il 22 maggio del 2020, dopo una riunione con Speranza scrive a Silvio Brusaferro del Cts per lamentarsi del report Oms dal titolo An unprecedent challenge: Italy's first response to Covid-19 che imbarazzava il governo italiano perché definiva la gestione italiana della pandemia «caotica e creativa». Report scritto da Francesco Zambon, sparito 24 ore dopo per il pressing di Guerra sui vertici Oms, come emerge dalla chat in mano ai pm: «Se mi dai un paio di persone con cui interagire attacchiamo su tutti i fronti, primariamente sul rapporto. Che ne dici?», dice lo stesso Guerra a Brusaferro (che per ora non risulta indagato), a cui inoltra la lettera che ha appena scritto all'Oms di Ginevra e Copenhagen nella quale evoca finanziamenti per la sede di Venezia, dove lavorava Zambon. «Un meccanismo per oscurare la verità», denuncia la trasmissione Report, che nella puntata di domani annuncia altre mail imbarazzanti. La chiave è nel documento ritrovato da Robert Lingard, consulente dell'avvocato Consuelo Locati che difende i familiari delle vittime della Bergamasca. Perché tra i delusi del report sparito c'era anche Speranza. Sebbene ai pm il 29 gennaio scorso l'esponente Leu avesse detto che quel report era «del tutto indifferente per lo Stato italiano», stando alle parole captate nella chat con Brusaferro, Speranza e il suo capo di gabinetto Goffredo Zaccardi avevano visto Guerra per concordare una nuova shared compilation, una versione di comodo. Non più un report indipendente. L'Oms sapeva ma non ha fatto nulla. E perché? Perché, come ammette Guerra, quel report inchiodava sia l'Italia sia l'Oms. A pagina 19, infatti, il ricercatore italiano metteva in evidenza il paradosso del cosiddetto «paziente zero» di Codogno, Mattia Maestri. Secondo le linee guida dell'Oms, cambiate in corsa come testimoniano le direttive del ministero della Sanità del 22 e del 27 gennaio 2020, non si potevano testare tutti i casi sospetti ma solo le persone con sintomi che arrivavano dalla Cina. Fu solo grazie all'intuizione del medico anestesista Annalisa Malara, nominata per questo Cavaliere al merito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si scoprì il paziente zero e si tentò di circoscrivere il cluster di Codogno. Troppo tardi. Scriveva infatti Zambon: «Il paziente zero non rispettava il profilo del paziente Covid-19, non era tornato dalla Cina e non aveva avuto contatti con casi confermati (...) Secondo le linee guida Oms il test non andava fatto, ma fu ordinato. E tornò positivo». Nel report si ragiona sul fatto che questo episodio smontava il sistema di sorveglianza dell'Oms, e poi si saprà che «il virus in Italia circolava da molto tempo prima», già a settembre stando all'opinione del virologo Giorgio Palù, oggi presidente dell'Aifa.

In poche righe Zambon inchioda l'Oms e l'Italia al loro fallimento. Troppo per Guerra, che avrebbe voluto edulcorare quel passaggio scrivendo: «Abbiamo cercato di giustificare quanto accaduto senza incolpare l'Italia fino a questo momento sui media. Questa è una questione critica per noi (Oms, ndr) e per il Paese». Ecco perché quel report doveva sparire per sempre.

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