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"Così hanno lucrato sulle mascherine con i costi del trasporto"

Le note della Gdf nelle indagini finite in nulla: "In 8 giorni si passa da 5 a 38 centesimi a pezzo"

"Così hanno lucrato sulle mascherine con i costi del trasporto"
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Nell'affare miliardario sulle mascherine farlocche, i mediatori tra il governo Conte e i cinesi avrebbero speculato pure sulle spese di trasporto. Perché quella commessa da 1,2 miliardi per i dispositivi di protezione, acquistati dal commissario straordinario all'emergenza Domenico Arcuri per oltre il doppio del prezzo offerto da altri intermediari del tutto ignorati, non solo prevedeva costi di spedizione che i competitors avevano incluso nelle loro offerte vantaggiose, ma che dopo l'affidamento sono incredibilmente aumentati, dilatando ancor più l'esborso sottratto dalle tasche degli italiani per comprare mascherine taroccate.

Il dettaglio emerge da due note della Guardia di Finanza, una del 2 aprile 2021 e l'altra del 14 giugno 2021, redatte nell'inchiesta sulla presunta frode nelle pubbliche forniture finita nel nulla. Già nei giorni scorsi Il Giornale vi ha raccontato come il gruppo d'affari italo-cinese avesse ottenuto pagamenti con la merce ancora in Cina, nonostante Arcuri avesse respinto altre richieste proprio perché prevedevano pagamenti anticipati. E come, secondo le risultanze agli atti, anche Giuseppe Conte sarebbe stato destinatario di offerte vantaggiose, come certifica una lettera del senatore forzista Stefano Mallegni inviata il 24 marzo 2020 al premier, al capo della protezione civile Angelo Borrelli e al commissario Arcuri, in cui proponeva FFP2 a 70 centesimi al pezzo trasporto incluso, rispetto ai 2,20 euro l'una pagata ai cinesi con un affidamento diretto registrato il giorno seguente a fronte di una fattura emessa due giorni prima dell'ufficialità della commessa. A ciò si aggiunge, nelle fatture successive, un aumento esponenziale dei costi di spedizione, di cui parlano gli stessi intermediari nelle mail scovate sui dispositivi sequestrati. Tra questi è rilevante per gli investigatori quella scambiata il 28 marzo 2020 tra l'imprenditore Andrea Tommasi e Antonio Fabbrocini, "vice" di Arcuri e responsabile unico del procedimento, indagati per la presunta frode ma entrambi prosciolti. "Tommasi", scrive la Finanza sottolineando che questa mail non è stata esibita dalla struttura commissariale nel corso dell'attività di pg, "ha quantificato in 0,05 il costo della spedizione delle mascherine FFP2/KN95 e in 0,02 il costo di spedizione delle mascherine chirurgiche". Ma il 6 aprile 2020 il compianto Mario Benotti, al centro del gruppo d'affari perché sfruttando la sua amicizia con Arcuri avrebbe influenzato gli acquisti delle mascherine dalle tre aziende cinesi, invia una mail al Rup Fabbrocini e a Silvia Fabrizi, della struttura commissariale, allegando una fattura proforma della Wenzhou Light, destinataria dell'affidamento diretto insieme alla Luokai Trade e alla Wenzhou Moon-Ray. Fattura da 34 milioni di euro per l'arrivo in Italia di 10 milioni di mascherine FFP3 al costo di 2,92 euro al pezzo, al quale è stato applicato il costo di 0,48 centesimi per il trasporto, che ha attestato la spesa cadauna a 3,40 euro. Una mail alla quale, due ore dopo, ne segue un'altra, stavolta inviata da Tommasi, con la fattura proforma sempre della Wenzhou Light da 216 milioni di euro, per cento milioni di FFP2 a 2,16 ciascuna, con l'aggiunta di 38 centesimi per il trasporto.

"Dallo scambio mail tra Tommasi, Benotti e la Struttura commissariale", scrive la Guardia di Finanza, "è possibile rilevare come i costi di trasporto delle mascherine dalla Cina all'Italia siano in pochi giorni aumentati", passando, per le FFP2, da una quotazione di 0,05 euro del 28 marzo a 0,38 del 6 aprile per importare mascherine farlocche a prezzi esorbitanti, mentre gli italiani continuavano a morire.

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