Così quell'ago mi ha restituito la libertà

Dopo l'iniezione, c'è fretta di chiudere con questo maledetto capitolo del Covid

Così quell'ago mi ha restituito la libertà

È come entrare in un mondo diverso quando l'ago finalmente inietta veloce, una saetta, quella fialetta trasparente: quanto è benedetta, quanto è gelata, e quanta sete ne ha il mondo. L'ingresso della piccola clinica di zona gestita da una delle compagnie di assicurazione medica semipubbliche in cui è suddivisa la sanità israeliana, sabato sera era pieno di gente come me, over 60, più qualche giovane speranzoso. Molti con l'appuntamento, molti con la speranza di chiudere subito, adesso questo maledetto capitolo del Covid.

Quasi tutta Israele desidera sperimentare subito il miracolo della scienza, e da ieri la richiesta ha creato una folla fitta sulle porte dei centri della distribuzione, nonostante la data e gli orari vengano distribuiti per telefono: ma se si libera un posto, la parola d'ordine è vaccinare il più possibile. Fare entrare quanti lo desiderano, se si può. E già si vaccinano quasi 200mila persone al giorno, 300 mila circa sono già state vaccinate. Netanyahu, molto fiero, ha detto che se l'obiettivo di 150mila al giorno viene raggiunto in 30 giorni sarebbero 4 milioni e mezzo le persone vaccinate, tutte quelle a rischio e gli anziane, (ieri si sono intraprese le case di riposo).

Dato che dopo tre settimane si deve iniettare la seconda porzione, in un mese più di un quarto del popolo sarà vaccinato. Qualche giorno fa il Bahrain aveva il primato, ma adesso il numero uno è il piccolo Paese che ama i miracoli.

Il segreto, come è successo nella storia quando il piccolo paese di 9 milioni di abitanti è stato in pericolo, che la macchina della sopravvivenza, dell'invenzione e della solidarietà pulsa a tutto gas 24 ore su 24. Nonostante ieri sera alle 5 si sia inaugurato il terzo lockdown con grandi blocchi di traffico (anche se i ragazzi fino a 14 anni vanno a scuola in orari normali, i supermarket e gli alimentari sono aperti, e così i medici e altri servizi utili fino alle 5 di pomeriggio, e fino a quell'ora si può allontanarsi un chilometro da casa) e la gente faccia provviste e si angosci per la rinnovata solitudine e il danno economico, il vaccino illumina il futuro.

Ci si è arrivati lavorando in tempo per avere grandi quantità di Pfizer (quello che ho ricevuto anche io) e di Moderna, che è in arrivo nei prossimi giorni, come anche il vaccino israeliano Brilife, di cui si dice che sia il migliore. In secondo luogo, è scattata la risposta di massa, una mobilitazione fantastica di tutto l'apparato sanitario, dai grandi ospedali alle piccole cliniche, dai medici alle infermiere che come un esercito hanno intrapreso questo nuovo compito come una missione storica. In ebraico si dice «Shlichut», missione, ed è una parola usata per tutto quello che si fa in nome di qualcosa di più grande di noi. Le grandi frotte di persone anziane vengono a farsi vaccinare con o senza appuntamento, e già protestano e litigano e accusano le autorità secondo uno stile tutto israeliano, democratico e ribelle ma di gruppo, c'è amore verso i malati e i vecchi che arrivano accompagnati.

Una volta bucati i vaccinati siedono per un quarto d'ora come richiesto a fronte dei pericoli di allergia, e guardano il futuro un pò stupefatti e sorpresi. Si sorridono. Sta veramente accadendo a noi, davvero: siamo vivi e ci stiamo vaccinando. Ci guardiamo negli occhi. É chiaro perchè ci si commuove: si chiama libertà, si muore e si vive per questo.