Così salvano "il soldato Zinga": la strategia di Bettini per mettere ko Bonaccini

Goffredo Bettini è sceso il campo per difendere Zingaretti dalla Base riformista che vorrebbe Bonaccini al suo posto: il contrattacco dei vertici dem

Così salvano "il soldato Zinga": la strategia di Bettini per mettere ko Bonaccini

Nel Partito democratico è in corso una guerra fredda e strategica. Sono due le correnti principali che operano nell'ombra dei corridoi del Nazareno e che si punzecchiano pubblicamente. Una è quella capitanata da Nicola Zingaretti, la più corposa e autorevole, l'altra è quella guidata da Stefano Bonaccini, che ambisce a sottrarre al governatore del Lazio la poltrona come segretario del Pd. Ci sono movimenti sommersi nel partito in vista del prossimo congresso, indetto da Zingaretti a marzo, ed era addirittura circolata l'indiscrezione di un possibile abbandono da parte di Nicola Zingaretti, poi smentito da Graziano Delrio.

Se anche un uomo diplomatico e posato come Goffredo Bettini perde la pazienza, significa che nel dietro le quinte la tensione è alle stelle. "L’attuale discussione sull’alleanza tra Pd e 5S riferita al futuro, ha un sapore, per me, difficilmente sopportabile, di posizionamento interno al Pd, in vista del congresso. È evidente che ci sono diverse opinioni nel partito. E, francamente, sento l’urgenza di scegliere una strada chiara. La vocazione maggioritaria del Pd non deve portarci ad una boriosa autosufficienza. Come è stato in occasione della sonora sconfitta del 2018", ha scritto in un editoriale pubblicato ieri su Il Riformista.

È Marco Antonellis che, su Italia Oggi, interpreta le parole di Bettini e svela cosa si cela dietro l'editoriale: "Bettini è sceso in campo a difesa dell'amico Nicola Zingaretti, segretario del Pd". Le fonti ascoltate da Antonellis hanno le idee molto chiare: "L'idea è di giocare d'anticipo e 'vedere le carte' del fronte composto dai sindaci e da Base riformista, i più riottosi nei confronti di Zinga". Una sfida in campo aperto subito per evitare che il fronte avverso possa organizzarsi e migliorare la sua azione di logoramento ai fianchi nella struttura del Pd di Nicola Zingaretti. L'unico vero rivale di Nicola Zingaretti potrebbe essere Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna. Nell'ultimo anno è cresciuto il suo appeal mediatico ma da solo questo non può bastare. Avrebbe bisogno di tempo, che Zingaretti e Goffredo Bettini non gli vogliono concedere, per organizzare la candidatura.

Alcuni sindaci sono già in prima linea per invocare il cambiamento. Dario Nardella ha citato lo "spirito dell'Ulivo" di prodiana memoria, così come Antonio Decaro e Giorgio Gori si sono esposti, quest'ultimo già lo aveva fatto un anno fa chiedendo un nuovo leader. Ma, come spiega Antonellis, Nicola Zingaretti pare avere tutti gli strumenti per contrastare la fronda avversa: "I numeri sono numeri e a meno che Dario Franceschini non molli repentinamente il segretario per passare con gli 'altri' non c'è partita". Al momento della conta, Zingaretti dovrebbe andare sul velluto grazie a quel 66% di consensi ottenuti alle primarie, che dovrebbe ritrovare integro al congresso di marzo. Il governatore del Lazio tiene particolarmente al suo ruolo di segretario del Pd, tanto da aver "persino rinunciato al posto di ministro nel governo Draghi pur di tenersi stretto il partito", si legge su Italia Oggi.

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