Cosa sono e come funzionano i bond At-1. E perché adesso sono finiti nella bufera

Serra: "La Finma ha fatto un errore a tutelare prima gli azionisti"

Cosa sono e come funzionano i bond At-1. E perché adesso sono finiti nella bufera

Da oggetti misteriosi, a protagonisti assoluti in poche ore. Si tratta dei bond At-1, che nell'ambito del salvataggio di Credit Suisse sono stati azzerati per un valore di oltre 16 miliardi di euro. Il nome sta per additional tier 1: «Sono uno strumento di garanzia del capitale utilizzato soprattutto dalle banche», spiega a Il Giornale Rocco Probo, analista finanziario di Consultique Scf. «In pratica, sono somme che possono essere attinte in caso di risoluzione dell'istituto». Sono bond subordinati a carattere perpetuo, non hanno quindi una scadenza anche se, solitamente, l'emittente si riserva di poterli rimborsare. Il prestatore può non ricevere mai indietro il suo capitale, ma è ricompensato da cedole invitanti (per fare un esempio, un bond perpetuo di Intesa Sanpaolo emesso il 30 marzo del 2022 rende il 6,37% annuo). Il rendimento alto, tuttavia, incorpora il rischio intrinseco a questi titoli: «Le norme europee sul bail-in prevedono che in caso di risoluzione della banca i primi a essere intaccati siano gli azionisti, poi i subordinati: a partire proprio dagli At-1. Il fatto che, per tutelare alcuni azionisti, nel salvataggio di Credit Suisse si siano azzerati prima gli obbligazionisti apre un precedente, che ha spaventato i mercati». La mossa ha provocato sfiducia verso tutti i titoli di questo genere e sulle società che potrebbero averli nel loro portafogli. Per Davide Serra, fondatore e ceo di Algebris Investments, «Ubs ha fatto l'affare della vita», ma «la Finma (la Consob svizzera, ndr) ha certamente sorpreso» con il capovolgmento delle gerarchie nell'assorbimento del capitale, ha osservato Davide Serra, fondatore e ceo di Algebris Investments, «questo non è mai successo ed è chiaramente un errore politico».

Ieri, nel corso della giornata, i perpetual di Intesa Sanpaolo (passati da 81 a 73 centesimi) e quelli di Unicredit (da 90 a 87 centesimi) hanno perso valore. Questo significa che se i detentori di questi titoli li vendessero ora dovrebbero sopportare una perdita maggiore fatto 100 il capitale investito. La Borsa ha girato in positivo dopo le rassicurazioni di Bce, Eba e Single resolution board i quali hanno specificato in una nota che ad assorbire le perdite, in Europa, sono prima le azioni «e solo dopo il loro completo uso si richiede la svalutazione» dei bond At1.

Secondo Bankitalia, nel nostro Paese a fine 2021 circolavano titoli At1 per 17,7 miliardi (250 miliardi in Ue). «Sono prodotti riservati a investitori professionali e istituzionali», spiega Antonio Tognoli, responsabile delle analisi macro di Cfo Sim. «Si tratta di fondi d'investimento o gestioni che sono soggetti, in Europa, a regole di sana e prudente gestione, che limitano gli investimenti in questi prodotti a percentuali basse».

I 16 miliardi di Credit Suisse, quindi, potrebbero essere finiti nel portafoglio di un fondo in cui un risparmiatore ha investito. Come riporta Bloomberg, Unicredit, Banco Bpm, Generali, Mediobanca e Banca Generali non sono esposte agli At-1 della banca elvetica. Mentre Intesa Sanpaolo, Mediolanum, Unipol e Anima sarebbero vicine allo zero.

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