Costringeva bimbo a ripetere 100 volte "sono uno stupido"

Il patrigno maltrattava il piccolo e la madre da anni. Arrestato

Torino Solitamente a quattro anni i bambini iniziano a scoprire il mondo, interrogando i genitori con i loro mille perché. Lui, invece, ha imparato presto che era inutile, anzi pericoloso chiedere spiegazioni al suo patrigno sul motivo di quei rimproveri, di quelle minacce e di quegli insulti. Un incubo che ormai era diventato quotidianità per un bimbo di Torino e finito solo dopo tre anni, grazie all'intervento delle Volanti della Polizia di Stato che - chiamati dalla nonna, che non poteva più sopportare tutta quella violenza sul nipotino - lo hanno liberato da quell'uomo, un italiano di 30 anni, che da patrigno si era trasformato in orco.

I condizionamenti psicologi erano talmente pressanti che ormai anche quando non era il patrigno ad imporglielo, lui ripeteva fino a cento volte di seguito: «Sono uno stupido». E se non lo faceva, erano botte. Ed era così abituato a dire quelle tre parole, che anche quando non riusciva a fare qualche cosa, magari un compito di scuola, si auto insultava. Dai quattro ai sette anni il bambino ha vissuto di mortificazioni e soprusi: mentre studiava, nella casa popolare in Barriera di Milano assegnata al patrigno e dove vivevano anche la mamma e una sorellina di due anni, a volte lui lo sorprendeva da dietro urlando: «Non sei capace a fare nulla, sei un bastardo incapace». E quando la rabbia dell'uomo aumentava, il piccolo era costretto a fare una doccia gelata e sotto il getto dell'acqua, l'aguzzino gli stringeva la pelle fino a farlo urlare. Ed infatti, durante la visita medica, su tutto il suo corpo sono stati trovati tanti piccoli lividi. Quando i poliziotti gli hanno chiesto perché non avesse mai chiesto aiuto, lui con le lacrime agli occhi ha risposto: «Non l'ho mai detto a nessuno perché lui mi diceva che se parlavo mi uccideva». Anche la madre del bimbo - un'italiana di 33 anni - compagna del patrigno, subiva maltrattamenti e violenze ma non ha mai avuto il coraggio di denunciare i soprusi.

L'incubo della donna e dei suoi figli, è finito quando gli agenti delle Volanti hanno arrestato il patrigno-orco che si è giustificato con gli inquirenti dicendo di essere convinto che: «L'educazione si impartisce con le botte». In realtà l'uomo non tollerava quel bambino che «non era figlio suo».

Prima di intervenire, i poliziotti hanno ascoltato quanto accadeva nell'alloggio della casa popolare, sentendo più volte il patrigno urlare frasi denigranti e minacciose: «Ti auguro la morte, tanto ti deperisci facilmente, arriverai a suicidarti».

Quando la mamma della vittima ha visto i poliziotti portare via l'aguzzino, ha deciso di sporgere querela e di chiedere protezione. Sono emersi molti dettagli di brutalità quotidiana, come quella volta che l'uomo, durante la cena, ha gridato alla compagna: «Ti butto addosso l'acido e così fai la fine delle donne che vanno in tv dalla D'Urso». Oltre alle frasi, anche le botte erano all'ordine del giorno e nonostante l'uomo fosse invalido per una gamba parzialmente amputata, usava tutta la sua forza per picchiare mamma e figlio.

L'uomo è stato immediatamente arrestato: il pm torinese ha concesso i domiciliari, nel caso in cui un familiare potesse ospitarlo ma nessuno lo ha voluto.

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