Il referendum sulla riforma della Giustizia si terrà il 22 e 23 marzo. Il Consiglio dei ministri, come già annunciato dalla premier Giorgia Meloni, fissa la data della consultazione che si terrà insieme alle elezioni suppletive e immediata arriva la replica piccata del Comitato promotore che raccoglie le firme per il referendum popolare. "Informeremo domani il presidente della Repubblica e i comitati promotori parlamentari - dice il portavoce Carlo Guglielmi - delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede".
La consultazione potrebbe slittare nel caso in cui il comitato raggiungesse l'obiettivo delle 500mila firma entro fine gennaio. Certo è che la decisione del governo di accelerare per chiudere entro marzo la partita fa risalire la tensione, mentre nuove scintille le accende il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che intercettato dai cronisti dopo il Cdm ironizza sul comitato: "L'unica cosa che non manca in Italia è la possibilità di fare ricorsi, ma il tema è farseli accogliere". E ancora: "Se il ricorso dovesse essere accolto?... Eh, se mio nonno fosse un treno...". "Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione, che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni - attacca ancora Guglielmi -, giungendo a sfottere con un suo ministro gli oltre 350.000 cittadini che in pochi giorni hanno firmato, dicendo che il loro diritto ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all'ipotesi che suo nonno fosse un treno. Dato che purtroppo nel Governo non c'è cultura istituzionale, ce ne dovremo fare carico noi". A rincarare la dose ci pensa il presidente del Comitato per il No Enrico Grosso, secondo il quale "l'effetto di questa riforma sarà nei fatti una maggiore soggezione della magistratura alla politica".
Intanto però un coro di soddisfazione arriva dai favorevoli alla riforma, a cominciare dal deputato azzurro Enrico Costa che esulta: "Forza Italia è pronta a una campagna appassionata, comune per comune, a sostegno di una legge che rappresenta un pilastro del nostro programma e della nostra storia". L'entusiasmo forzista risponde anche alle polemiche, tutte interne alla maggioranza, nate dopo la proposta arrivata da FdI di una raccolta fondi a supporto della campagna referendaria per il sì. "Forza Italia è fortemente impegnata, a tutti i livelli, nel coinvolgere più cittadini possibile, dato che ancora oggi hanno una scarsa conoscenza dei contenuti del quesito e dei benefici della riforma", si legge in una nota del partito al termine di una riunione presieduta dal vicepremier Antonio Tajani, "la battaglia per la riforma della giustizia non è di partito, ma per il Paese: può e deve essere assolutamente trasversale".
Se nella maggioranza si registra qualche distanza sulla gestione della campagna referendaria, l'opposizione è spaccata tra favorevoli e contrari, con M5S, Avs e la maggioranza del Pd convinti sostenitori del no, mentre si dicono favorevoli alla riforma Azione e Più Europa e da Italia viva la capogruppo al Senato Raffaella Paita sottolinea: "Non c'è alcuna contraddizione tra il fatto di criticare un governo che non è garantista e sposare una battaglia che va a migliorare costituzionalmente il Paese, anche nell'interesse della sinistra. Stare dentro a questo percorso di riforma aiuterà il centrosinistra a essere molto più competitivo alle prossime elezioni".