Valeva la pena? A decidere sul giudizio da riservare all'attacco all'Iran non saranno le valutazioni morali o le lamentele sula violazione del diritto internazionale. In un'arena basata sui rapporti di forza e sulle conseguenze a lungo termine, a contare saranno i risultati. E vista la piega che stanno prendendo gli avvenimenti, è ancora presto per pronunciare una sentenza definitiva. Nel dare il via all'azione, la coppia Donald Trump-Bibi Netanyahu ha fatto una scommessa precisa: che tutto segua il copione dell'arresto di Maduro. O quello, come ovvio più calzante ancora, della guerra dei 12 giorni del 2025. Allora Israele lanciò un'operazione chirurgica contro le installazioni difensive degli ayatollah. Ormai ko tutti i proxy del regime di Teheran in Medioriente (da Hamas a Hezbollah), l'attacco non fece altro che dimostrare che il re era nudo. L'ormai defunto Ali Khamenei non riuscì a imbastire una reazione che potesse essere considerata in qualche modo significativa: il minimo indispensabile per ripetere la solita operazione propagandistica rivolta a una sempre più stanca opinione pubblica interna.
Questa volta però è diverso: nessuno, né da una parte né dall'altra, può far finta che il confronto non sia definitivo. In ballo c'è la sopravvivenza stessa dell'autocrazia clericale al potere da più di 40 anni. In Iran il sistema, lo dimostrano segnali sempre più evidenti, è marcio, potrebbe bastare poco per farlo cadere. Ma questo non attenua le preoccupazioni, visto che se si guarda l'opposizione, non si vede nulla che possa far pensare alla possibilità di dare vita a un contropotere in grado di governare efficacemente un Paese di 92 milioni di abitanti.
Il precedente che è d'obbligo ricordare non tranquillizza affatto. Ai tempi dell'invasione dell'Irak, George W. Bush decise di non seguire le orme del padre, che non aveva voluto arrivare a un regime change dopo la prima guerra del Golfo, e travolse Saddam Hussein con tutte le sue strutture di potere. Il risultato fu un buco nero di caos e instabilità che ha alimentato estremismo e terrorismo mondiali per almeno quattro lustri.
Nel mestiere che si sono auto-affidati, quello di poliziotti dell'ordine globale, gli americani sono bravi soprattutto se si guarda alla "pars destruens"; ma quanto alla costruzione di un nuovo ordine hanno mancato più volte la prova. In Venezuela Trump, con una dimostrazione di realismo, ha rinunciato al tentativo: al potere sono rimasti tutti gli amici, sia pure un po' più accomodanti, di Maduro.
Il presidente americano ha tutto il cinismo necessario per ripetere l'esercizio anche in Medioriente: incassati gli ovvi dividendi di politica interna potrebbe accontentarsi di veder nascere a Teheran una sorta di teocrazia "light". L'unica condizione è che, dopo aver scatenato la tempesta, riesca a rimettere il Genio nella lampada.