Cresce il pressing sul governo. Conte: protegga i nostri gruppi dalle scalate

Gli asset nazionali fanno gola ai capitali esteri, anche cinesi

L'allarme lanciato giorni fa dal Copasir (il comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica) sul rischio scalata per le aziende italiane indebolite dal coronavirus e la richiesta di una golden rule a protezione dei gruppi nazionali, fanno scuola oltreconfine. E capita anche che uno degli stati ai quali erano state attribuiti appetiti su asset italiani si voglia a sua volta blindare. Ieri il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire ha detto che la Francia è pronta a ricorrere alle nazionalizzazioni, «se necessario». Obiettivo «proteggere le grandi imprese francesi» attraverso «la capitalizzazione o un investimento azionario. Posso anche usare il termine nazionalizzazione se necessario», ha precisato.

Un messaggio stile whatever it takes di Mario Draghi, in salsa nazionale, per scoraggiare capitali stranieri che fossero interessati a qualche gruppo francese indebolito della crisi sanitaria globale.

Il rischio è che campioni nazionali dell'economia scesi a prezzi di saldo, a causa della caduta dei mercati azionari, facciano gola a investitori comunitari e non. Nei giorni scorsi, in coincidenza con la presunta gaffe della presidente della Bce, Christine Lagarde, erano stati tirati in ballo interessi di Francia e Germania. Ma non è escluso che anche la Cina abbia interesse a comprare asset italiani sfruttando il momento più favorevole del decennio. Sfruttando anche gli ottimi rapporti diplomatici tra il governo italiano e quello di Pechino, rafforzati negli ultimi giorni grazie aiuti sanitari arrivati dalla Cina.

Raffaele Volpi, presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, all'agenzia Adnkronos ha auspicato che il governo adotti «strumenti di dissuasione e deterrenza» contro eventuali «azioni aggressive alle nostre aziende strategiche nazionali debbano nell'immediato rientrare nelle riflessioni del governo italiano».

Strumenti che mostrino all'esterno «che l'Italia userà tutti i mezzi possibili per difendere le proprie aziende strategiche e l'interesse nazionale».

Antonio Tajani nei giorni scorsi ha indicato lo strumento più adatto e già previsto dall'ordinamento italiano: la golden share, cioè una partecipazione dello Stato nelle aziende strategiche, con la possibilità di esercitare il controllo nel caso in cui l'interesse nazionale fosse a rischio. «La Borsa italiana - ha spiegato ieri il vicepresidente di Forza Italia e del Ppe in un intervento su Milano Finanza - ha pagato un prezzo altissimo per gli errori di Lagarde, che ha seguito la linea di Berlino e non quella europea. I crolli di Borsa agevolano le speculazioni di chi vuole acquistare (a basso costo) gli asset dell'economia e della finanza italiana. Alcuni nostri fiori all'occhiello hanno perso fra il 30 e il 50% negli ultimi giorni. Ecco perché il governo deve essere pronto ad attivare il golden power, strumento indispensabile per formare uno scudo a difesa degli interessi italiani». Nessuna risposta dal governo. Ma prima o poi dovrà arrivare.

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