Crisi economica oltre che politica: il Pd lascerà la sede del Nazareno?

Voci sul possibile trasloco del Pd in una nuova sede. Quella di Largo del Nazareno costa troppo (500mila euro all'anno) e bisogna tagliare la spesa. Cinghia ristretta anche sui dipendenti

Crisi economica oltre che politica: il Pd lascerà la sede del Nazareno?

I partiti oltre che nelle sedi istituzionali, dove sono eletti i loro esponenti, vivono sempre più sul web e in tv che nelle sedi fisiche. Un cambiamento per certi versi epocale, che si è accentuato negli ultimi anni. Però ogni forza politica ha bisogno di spazi per poter organizzare il proprio lavoro, riunire i dirigenti e svolgere le attività necessarie. Qualcuno, come il M5S, non ha una sede propria, preferisce utilizzare le sale degli hotel e gli uffici messi a disposizione delle assemblee elettive, oltre che gli uffici privati (Casaleggio ma non solo). Tutti gli altri partiti hanno almeno una sede centrale e altre periferiche, nelle città più importanti. Ovviamente avere una sede comporta dei costi, che lievitano se le mura si trovano in una zona centrale e a seconda del numero dei dipendenti che vi lavorano.

Il Partito democratico, dopo aver subito un forte ridimensionamento alle ultime elezioni (con conseguente minori entrate da parte degli eletti), deve fare i conti con una crisi che, oltre che politica, è anche finanziaria. La prima mossa è stata quella di collocare tutti i dipendenti in cassa integrazione (cig). Ora si sta valutando un altro sacrificio, il cambio della sede di Largo del Nazareno, in pieno centro di Roma, a due passi dal Parlamento. Il Pd deve sborsare 500mila euro all'anno solo per l'affitto. Potrebbe sceglierne un'altra sede, meno centrale, risparmiando un po' sui costi. Secondo quanto ha riportato il Corriere della sera il trasloco dovrebbe avvenire a settembre. Ma si ignora ancora quale sarà la nuova sede e dallo staff di Maurizio Martina, segretario reggente, smentiscono l'indiscrezione.

La sforbiciata è stata necessaria anche sui costi dei gruppi parlamentari. Salvi quasi tutti i dipendenti del gruppo Pd del Senato, ma con un contratto che scadrà a fine anno, poi si vedrà. Alla Camera, invece, sono stati fattid ei contratti part-time (meno ore e meno soldi) e si sono ridotti gli stipendi del 40% circa. La spending review in casa Pd, visto il ridimensionamento subito, era un passo indispensabile.