Leggi il settimanale

"Critiche legittime al giudice Esposito". Santanchè vince

La sentenza dopo il caso Mediaset. L'ex ministro: "Detestata? Me ne frego"

"Critiche legittime al giudice Esposito". Santanchè vince
00:00 00:00

"Le dichiarazioni dell'On. Santanchè erano state rese all'indomani della sentenza, in un contesto di straordinaria tensione politica, e risultavano funzionalmente collegate alla polemica in atto. Esse non configuravano un attacco gratuito e sradicato dal fatto". È questo il passaggio centrale della sentenza con cui la Corte d'appello di Roma ha dato ragione a Daniela Santanchè, ex ministro del Turismo, nella battaglia legale innescata contro di lei dal giudice di Cassazione Antonio Esposito: autore della sentenza del 2013 contro Silvio Berlusconi per la vicenda dei diritti tv. All'indomani della condanna definitiva del Cavaliere, la Santanchè aveva avuto parole severe nei confronti del presidente della Cassazione. Esposito aveva reagito facendole causa e chiedendo un risarcimento di 150mila euro. Gli è andata male. Le dichiarazioni della Santanchè per la Corte d'appello rientrano nel sacro diritto alla parola e all'opinione: che va tutelata, scrivono i giudici citando la Corte dei diritti dell'Uomo, vieppiù quando "urtano, scuotono o inquietano".

Non era andata giù leggera, l'allora deputata del Popolo delle Libertà. Tra le frasi contestate da Esposito: "Contro Silvio un colpo di Stato"; "È stata una pronuncia politica, ideologica"; "Il 1° agosto, non so se ve ne siete accorti, c'è stato un colpo di Stato"; "la minoranza della magistratura si è messa al servizio della lotta politica per farlo fuori"; "ingiustamente condannato per una forzatura della magistratura politicizzata". Sono effettivamente frasi offensive, riconosce la Corte d'appello: ma "l'offensività del linguaggio, anche se connotata da toni aspri, non coincide automaticamente con la diffamatorietà giuridicamente rilevante", si legge. Davanti alla condanna di Berlusconi, "le espressioni adoperate dalla Santanchè - pur obiettivamente forti - sono formule polemiche ed iperboliche dirette a censurare il significato politico-istituzionale attribuito alla decisione giudiziaria". D'altronde la sentenza emessa da Esposito "ha avuto una risonanza istituzionale, mediatica e politica di portata straordinaria, avendo riguardato la condanna penale definitiva del leader del principale partito di opposizione. In tale contesto, qualsiasi valutazione critica resa da un esponente politico in merito a tale pronuncia si inserisce necessariamente in un dibattito di rilevante interesse collettivo, che investe il rapporto tra potere giudiziario e sistema politico-democratico". Per Daniela Missaglia, avvocato della Santanchè, non è una vittoria solo della ex ministra: perché la sentenza della Corte d'appello "riafferma un principio che appartiene a tutti: la libertà di critica non è una concessione dello Stato. È una delle sue fondamenta".

Daniela Santanchè incamera il successo in contemporanea con la prima intervista a tutto campo rilasciata dopo le dimissioni dal governo: al podcast Sette Vite di Hoara Borselli rivendica il suo diritto a non piacere a tutti. "Sono divisiva, sono detestata, hanno fatto anche le fatwe per uccidermi.

Ma me ne faccio una ragione. Alle ragazze dico: dovete piacere a voi stesse, non agli altri. Se voglio mettere la minigonna la metto, perché le gambe mi tengono. E se dicono ah, la Santanchè va in giro in minigonna alla sua età io me ne frego".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica