Il cubo d'uranio e la verità sull'atomica di Hitler

Lo studio Usa su un reperto del reattore che i nazisti non riuscirono a completare

Il cubo d'uranio e la verità sull'atomica di Hitler

Nel 2013, Timothy Koeth, professore di fisica dell'Università del Maryland ha ricevuto un cubo, con un biglietto: «Preso dal reattore che Hitler provò a costruire. Dono di Ninninger». E allora ha iniziato a scavare nel passato. Il 1° maggio, insieme a Miriam Hiebert, dottoranda dell'Università del Maryland a College Park, ha pubblicato i risultati delle sue ricerche sulla prestigiosa rivista di fisica, Physics Today. «La nostra indagine sull'origine del cubo è iniziata con l'ovvio», scrivono i due ricercatori. Timothy Koeth ha riconosciuto immediatamente il cubo dalle vecchie foto sgranate nei libri sulla storia nucleare. L'oggetto è uno dei 664 cubi di uranio di un reattore tedesco mai completato, misura 5,8 centimetri per lato per circa 2,2 chilogrammi di peso.

Quando gli Alleati invasero la Germania, gli scienziati tedeschi stavano disperatamente cercando di costruire un reattore nucleare autosufficiente. Diversi fisici tedeschi furono coinvolti nel programma nucleare nazista: il più famoso era Werner Heisenberg. Il laboratorio dell'esperimento era nel castello di Haigerloch. Le sedi di ricerca furono spostate verso Sud, in una piccola città, prima dell'arrivo degli Alleati. Il reattore nucleare B-VIII, immerso in un serbatoio di acqua pesante e circondato da una parete anulare di grafite, comprendeva 664 cubi di uranio, uniti insieme. Heisenberg descrisse l'installazione del reattore nel suo libro Nuclear Physics del 1953. Gli Stati Uniti - con il Manhattan Project - avevano iniziato a lavorare alle armi nucleari più tardi, ma i progressi tedeschi erano lenti. Secondo Koeth, questo esperimento è stato l'ultimo «tentativo di creare un reattore nucleare autosufficiente, ma non c'era abbastanza uranio presente nel nucleo per raggiungere questo obiettivo».

Nell'aprile del 1945, Leslie Groves, il direttore del progetto Manhattan coordinò un'audace missione dietro le linee nemiche in Germania. L'obiettivo dell'operazione Alsos, era di raccogliere informazioni sul programma di ricerca nucleare tedesco. I membri della missione Alsos, nel 1945, avevano trovato 659 dei 664 cubi di uranio dell'esperimento sepolti in un campo vicino a Haigerloch. I cubi furono spediti negli Usa, ma poi andarono perduti. Cercando informazioni su dove fossero finiti i 659 cubi, Koeth trovò prove dell'esistenza di 400 cubi aggiuntivi delle dimensioni e della forma esatte di quelli di Haigerloch, parte di un altro esperimento.

Secondo Koeth e Hiebert se gli scienziati tedeschi avessero messo insieme le loro risorse sarebbero stati vicini alla realizzazione di un reattore funzionante.

I ricercatori ritengono che il cubo probabilmente sia passato di mano un certo numero di volte prima di trovare la sua strada verso l'ufficio del professor Koeth. Ma chi era quel Ninninger di cui parlava il misterioso biglietto? Robert Nininger (sulla nota è scritto probabilmente male il suo nome) era un esperto coinvolto nel Progetto Manhattan, il programma statunitense che sviluppò la prima bomba atomica. Koeth e Hiebert hanno misurato l'energia dei raggi gamma emesse dal cubo. Queste misurazioni hanno confermato che il cubo era fatto di uranio naturale non impoverito o arricchito. Ulteriori test hanno indicato che il cubo non era mai stato in un reattore funzionante. La superficie a bolle indica i primi metodi di lavorazione dell'uranio degli anni '40.

Il destino della stragrande maggioranza degli altri cubi, inclusi gli altri 400 circa che non sono stati recuperati dal team di Alsos, rimane sconosciuto. Alcuni potrebbero essere stati distrutti per l'uso nel programma di arricchimento delle armi negli Stati Uniti presso l'Oak Ridge National Laboratory nel Tennessee, altri potrebbero essere stati venduti sul mercato nero.

Alcuni sono stati rintracciati dalla rivista Physics Today. Uno è nel Museo Atomkeller di Haigerloch in Germania; un altro nel museo mineralogico dell'Università di Bonn; uno nell'ufficio federale per la protezione dalle radiazioni tedesco; uno è nel Pacific Northwest National Laboratory Usa; uno è nel museo nazionale di storia americana di Washington; uno all'Università di Harvard, Cambridge, Massachusetts. E gli altri? Il mistero continua.

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