Dacca: a morte sette islamisti, "menti" della strage di italiani

Durante l'attentato del 2016 al ristorante con bombe e coltelli morirono 29 persone, tra cui nove connazionali

Chiang Mai (Thailandia) - A distanza di quasi un anno dalla fine delle indagini e dall'inizio del processo, un tribunale del Bangladesh ha condannato a morte sette terroristi islamici accusati di essere gli ideologi del massacro del primo luglio 2016 al ristorante Holey Artisan di Dacca, dove sono stati uccisi ventidue innocenti, compresi nove nostri connazionali. La corte ha affermato che il loro obiettivo era quello di «destabilizzare la nazione a maggioranza musulmana per trasformarla in uno stato militante».

Il 26 novembre 2018 erano state presentate ventuno accuse formali contro i membri del gruppo jihadista locale Jamaat ul Mujahideen Bangladesh (Jmb), costola dello Stato Islamico nel Paese. Il processo è iniziato il 3 dicembre scorso, ma solo otto persone imputate sono arrivate in giudizio. Cinque sono morte durante il raid della polizia all'interno del locale e le altre sono state uccise nelle successive operazioni speciali condotte dall'antiterrorismo.

«La corte ha inflitto la punizione più alta», ha detto il procuratore Golam Sarwar Khan, dichiarando di essere «soddisfatto della sentenza» e promettendo di «appellarsi alla decisione di assoluzione per l'ottavo imputato».

Nel tardo pomeriggio del primo luglio di tre anni fa, un commando islamista armato di fucili d'assalto e machete, ha fatto irruzione nel quartiere diplomatico di Gulshan. Dopo una lunga notte di violenze e spari, in quella che doveva essere una normale serata da passare con gli amici o una cena d'affari di un venerdì qualsiasi, sono rimaste senza vita ventidue persone.

Le autopsie sui corpi delle vittime evidenziarono segni di torture, tagli e mutilazioni. I terroristi, prima del blitz delle forze speciali arrivato alle prime luci dell'alba dopo aver tentato in tutti i modi una trattativa, obbligarono i clienti del ristorante a recitare il Corano, torturando e poi uccidendo tutti gli occidentali che non conoscevano i versi del testo sacro.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i fondi per finanziare la carneficina, sarebbero arrivati dagli Emirati Arabi Uniti attraverso un simpatizzante del gruppo. Gli jihadisti avrebbero utilizzato il denaro per pagare un'abitazione in affitto da usare come base operativa e per acquistare le armi usate durante l'attacco. Queste ultime sarebbero state prese in India, nel distretto di Chapainawabganj, e successivamente trasportate a Dacca nascoste in mezzo ad una grossa fornitura di mango che doveva arrivare nella capitale.

L'assedio dell'Holey Artisan ha scioccato il Paese e ha portato il governo del primo ministro Sheik Hasina, che fino al giorno del massacro non aveva considerato l'estremismo islamico come una minaccia per il Bangladesh, ad intraprendere una battaglia contro i gruppi locali collegati al terrorismo internazionale.

Eppure la situazione era infuocata da anni. Le continue violenze contro la minoranza cristiana e quella indù e contro insegnanti universitari, attivisti per i diritti umani e tutte quelle persone considerate «infedeli» dagli islamisti, avrebbe dovuto mettere in guardia le autorità di Dacca da tempo.

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