Dai controlli ai tamponi, tutti i nodi del green pass. In arrivo il nuovo decreto

Venerdì entra in vigore il certificato. Un Dpcm con le linee guida per il pubblico e il privato

Dai controlli ai tamponi, tutti i nodi del green pass. In arrivo il nuovo decreto

Il mondo dell'impresa avrebbe preferito l'obbligo vaccinale ma ha comunque detto subito sì al green pass e non accetterà rinvii alla sua introduzione fissata per il 15 ottobre. Il governo però deve ancora sciogliere molti nodi: le modalità di controllo; a chi spetta pagare i tamponi; i vaccini non ancora autorizzati in Europa; le responsabilità in caso di violazione. E il problema più pesante: circa 4/5 milioni di lavoratori non vaccinati che metteranno sotto pressione il sistema di testing con la necessità di circa 15 milioni di tamponi ogni settimana. Su questi nodi sta lavorando il premier Mario Draghi. Sono in dirittura d'arrivo sia le linee guida per la Pubblica amministrazione, che oltretutto dal 15 torna pure in presenza, sia sul Dpcm che regolerà il rientro al lavoro per tutti con il green pass. Il presidente di Confidustria, Carlo Bonomi, ricorda che gli imprenditori erano favorevoli all'obbligo vaccinale ma visto che «il governo ha valutato che l'obbligo per legge era una soluzione troppo dirompente il green pass sui posti lavoro è diventato l'unica alternativa». E Bonomi ribadisce che le imprese «dal 15 ottobre non accetteranno obiezioni e rinvii».

I CONTROLLI

Le imprese private chiedono chiarimenti. Nel rispetto della privacy il green pass può essere soltanto controllato al momento ma il datore di lavoro non può registrarne la scadenza. E dunque va testato ogni giorno. É in arrivo una app ad hoc analoga ma più evoluta rispetto a quella che attualmente è in uso ad esempio nelle palestre o nei cinema. Ma gli imprenditori vorrebbero ridurre al minimo i controlli: il problema è che così potrebbe crearsi una discriminazione tra il dipendente vaccinato e quello che invece esegue il tampone di volta in vota. La nuova app, sviluppata da Sogei, consente di verificare la validità del certificato verde con il codice fiscale.

IL TAMPONE

Se non si vaccina, il lavoratore dovrà eseguire un tampone rapido ogni 48 ore o molecolare ogni 72. Una spesa che si aggira intorno ai 180 euro mensili. Chi paga? L'orientamento è quello di lasciare la spesa a carico del lavoratore. Il vaccino è gratuito: se il dipendente non vuole farlo è un problema suo, riflettono gli imprenditori. Soprattutto visto che chi è esentato dal vaccino per motivi di salute ha diritto al tampone gratuito. Pur di non rischiare di lasciare ruoli scoperti però alcune aziende stanno valutando di creare un fondo ad hoc per finanziare i test dei dipendenti soprattutto se si tratta di professionalità non facilmente sostituibili

LE MULTE

I datori di lavoro possono fare controlli a campione per verificare l'autenticità e la validità della carta verde. Ma se scoppia un cluster in azienda ed emerge che un dipendente non era coperto da pass valido chi paga? Chi è responsabile? Un dipendente che entra in azienda senza avere la carta verde una volta individuato va segnalato in prefettura e viene sospeso. Le sanzioni previste vanno da 600 a 1.500 euro. Nei casi più gravi potrebbe addirittura scattare il licenziamento.

I VACCINI ALTERNATIVI

Quello dei vaccini non autorizzati dall'Ema e dall'Agenzia del Farmaco italiana è un problema enorme sia nel settore dell'autotrasporto sia in quello dell'assistenza familiare dove migliaia di badanti provenienti dall'est sono vaccinate con Sputnik e dunque al momento non possono lavorare.

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