Non solo il petrolio passa dallo Stretto di Hormuz. In questo tratto di mare largo poco più di 30 chilometri transitano una serie di materie prime strategiche, alcune fondamentali per le nostre apparecchiature tecnologiche e per settori chiave come le costruzioni. Tra di questi c'è l'elio, che a livello industriale viene utilizzato per raffreddare i wafer di silicio durante la fabbricazione dei microchip. Tre impianti di produzione dell'elio in Qatar sono stati chiusi dall'inizio della guerra in Iran, con circa un terzo della produzione mondiale sparita di colpo dal mercato. Questo ha ovviamente avuto ripercussioni dirette sui grandi produttori di microchip.
Per la Corea del Sud, dove risiede la Samsung, ma anche la SK Hynix, il secondo più grande produttore di chip al mondo, quasi due terzi delle importazioni di elio venivano dal Qatar. I titoli delle due aziende hanno subito pesanti scossoni in Borsa, per poi recuperare nei giorni successivi ma sempre con la spada di Damocle che la situazione possa precipitare nei giorni a venire. Come ha riportato un articolo del Wall Street Journal, infatti, se il blocco di Hormuz dovesse perdurare, i costi di approvvigionamento aumenterebbero sensibilmente nel medio termine. Un danno che continua a crescere con il passare del tempo tanto che, osservano alcuni analisti, se il conflitto dovesse protrarsi per più di due settimane, i produttori ci metterebbero mesi per ritornare a una situazione di normalità. Ma l'elio non è l'unica materia prima in bilico per quanto riguarda la produzione di semiconduttori. Esistono rischi potenziali anche per il bromo, impiegato nei processi di incisione nei semiconduttori.
Secondo un'analisi di Barclays, inoltre, i nove Paesi dell'area sono fornitori critici di molti altri settori rilevanti. Per esempio, dalla zona del Golfo arriva oltre il 60% del calcare in alta purezza che viene utilizzato utilizzato per produrre cemento, calcestruzzo e altri materiali destinati all'edilizia. Il Paese in assoluto più esposto è l'India, che peraltro è il secondo produttore di cemento al mondo subito dietro alla Cina. Proprio il Paese del Dragone è il principale destinatario dell'export mediorientale di polietilene, fondamentale per la produzione della plastica. I Paesi di quest'area del mondo, peraltro, hanno quote di mercato significative nella fornitura di alluminio grezzo (18,4%), ammoniaca (17,2%) e cavi in alluminio (16,1%). Ma anche di oro grezzo o semilavorato (10,4%) che è una materia prima utilizzata dall'industria dei gioielli.
Il combinato disposto delle carenze di petrolio, gas e materie prime elencate dovrebbe ripercuotersi sui prezzi di imballaggi, automobili e veicoli, smartphone e computer. Ma anche mobili e materiali da costruzione, oltre alla delicata questione dei fertilizzanti per l'agricoltura.
Insomma, una fiammata dell'inflazione è dietro l'angolo: con Oxford Economics che la stima per l'Italia al 2,2%. Il nostro Paese, peraltro, ha robusti interessi nel Medioriente, visto che esporta in quest'area 25,8 miliardi di merci.