Dai tamponi ai ricoveri: ecco il piano per riaprire

Nel decreto Speranza 20 indicatori: così dal 18 maggio alcune Regioni potranno accelerare

Si riapre il 4 maggio ma sul filo del rasoio. Il numero dei casi si alzerà inevitabilmente l'obiettivo è quello di tenere la diffusione sotto controllo ed essere pronti a richiudere anche in modo «chirurgico» con lockdown mirati se si dovessero individuare nuovi focolai a rischio, che potrebbero anche semplicemente essere una singola azienda. Ma la domanda che si pone in vista dell'apertura è se in tutte le regioni esiste un sistema di monitoraggio rapido per individuare immediatamente i casi positivi ed isolarli per poi curare a domicilio il maggior numero di possibile di pazienti per evitare la saturazione degli ospedali. Al momento la risposta è che non lo sappiamo: lo scopriremo nelle prossime settimane quando le regioni di fatto dovranno dimostrare la loro capacità di risposta all'eventuale rialzo della curva epidemica. Un esempio? Il sistema Influnet che monitora annualmente l'andamento dell'influenza stagionale con l'aiuto dei medici di famiglia diventerà un sistema InflunetCovid. Ma quanti medici vi prenderanno parte? Per l'ultima influenza i medici sentinella erano soltanto 850 su 43mila.

Non solo: nel caso dell'influenza sono i medici di base a praticare il tampone dunque l'iter è automatico ma non possono farlo invece per verificare se il paziente appena visitato è positivo perchè occorre il via libera del servizio di igiene. Ed è per questo infatti che molti pazienti hanno aspettato invano il tampone per settimane. Non a caso nel decreto firmato ieri dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che inizialmente prevedeva un massimo di 3 giorni dalla segnalazione al servizio di igiene pubblica all'esecuzione del tampone alla fine ne sono previsti 5: il realismo ha prevalso. Sono venti gli indicatori che dovranno essere soddisfatti dalle regioni che se saranno adempienti potranno anche accelerare le altre riaperture in vista del 18 maggio GLi indicatori suddivisi per tre macroaree: capacità di monitoraggio; accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti; stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari. Per evitare di ritornare al blocco il numero dei casi negli ultimi 14 giorni dovrà mostrare un trend settimanale in diminuzione. Ieri il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro ha ricordato che in questo momento l'indice di contagio è sotto l'1 in tutte le regioni. Se dopo la riapertura dovesse risalire sopra 1 scatterà l'allarme e si dovrà verificare se si stratta di focolai isolati che andranno subito posti in lockdown. Gli altri indicatori cruciali: numero di accessi al pronto soccorso con sintomatologie riconducibili al Covid; tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva che per i pazienti Covid non dovrà superare il 30 per cento e per Area Medica il 40.

E sulla riapertura arriva come una doccia fredda pure lo studio della Federazione Gimbe che osserva come su i «4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro la maggior parte si concentra dove l'epidemia è meno sotto controllo». Le zone a rischio sono Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino che per Gimbe sono ancora in Fase 1 per incremento di casi, tutti sopra la media nazionale.

Nella valutazione del rischio elaborata dall'Iss in collaborazione con l'Inail si è evidenziato come ad esempio la riapertura delle scuole implicherebbe un aumento di Rzero superiore ad uno mentre il via libera al settore manufatturiero, edilizio e parte del commerciale dovrebbe avere un impatto minore. L'impatto peggiore viene dalla ripresa dei trasporti che aumenta del 20 per cento i contatti.

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