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Dall'Iran droni contro Baku. In fiamme la petroliera Usa

Teheran prosegue con la strategia del caos: colpito l'Azerbaigian del gasdotto Tap che rifornisce l'Europa

Dall'Iran droni contro Baku. In fiamme la petroliera Usa
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La giornata militare iraniana è stata ieri molto intensa. Il regime orfano di Khamenei ha "puntato", nell'ordine, una petroliera americana nel Golfo, una base Usa in Kuwait, vari obiettivi in Barhein, Emirati Arabi Uniti, Qatar con un'aggiunta significativa: l'Azerbaigian che, come la Turchia, viene tirato dentro il conflitto da Teheran, incrementando così la risposta iraniana altamente scomposta contro l'operazione "Ruggito del leone" dal momento che presenta precise conseguenze in seno alla Nato e al dossier energetico. Ma andiamo con ordine.

Che cosa hanno colpito ieri i Pasdaran? Innanzitutto una petroliera americana nel Golfo, al largo delle coste del Kuwait. Poi la base Usa di Ali Al Salem, sempre in Kuwait, con otto tra edifici e strutture danneggiati. Abbattuto inoltre un F-15 americano nel sudovest dell'Iran, anche se il comando americano non ha confermato. Danni anche alla base aerea di Al Udeid, in Qatar. Il regime annuncia, per la seconda volta in pochi giorni: "Droni della Marina iraniana hanno colpito la portaerei Abraham Lincoln", ma Washington smentisce. Ancora in Qatar sono stati intercettati 13 missili balistici e 4 droni in diverse ondate di attacchi, in questo modo si sono evitati feriti e vittime tra la popolazione civile. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno rigettato gli attacchi di missili e droni fatti a partire dall'Iran. Nel corso di un attacco contro Israele, alcuni frammenti di missili sono caduti nei pressi dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ma non ci sono stati feriti. Forti esplosioni segnalate a Gerusalemme, Ramallah e a Aqaba, città giordana sul Mar Rosso.

Dulcis in fundo l'attacco all'Azerbaigian, che come quello contro la Turchia, ha aperto una fase diversa nel conflitto, anche se Teheran ne nega a paternità che attribuisce a Israele. Alcuni droni sono stati scagliati ieri contro la Repubblica Autonoma di Nakhchivan, partendo dal territorio della Repubblica Islamica dell'Iran, colpendo il terminal dell'aeroporto, mentre un altro drone è caduto nei pressi di un edificio scolastico nel villaggio di Shakarabad. Due i civili feriti al momento. La reazione di Baku è stata immediata: "Condanniamo fermamente questi attacchi, che costituiscono una violazione delle norme e dei principi del diritto internazionale. Chiediamo alla Repubblica Islamica dell'Iran di fornire, nel più breve tempo possibile, una spiegazione. La parte azerbaigiana si riserva il diritto di adottare misure di risposta appropriate". A stretto giro arriva la replica di Teheran che nega l'attacco e invece punta il dito contro Israele che vorrebbe distorcere l'opinione pubblica.

Ma Baku gioca anche un'altra partita in questa crisi, dal momento che è player molto prezioso non solo per gli equilibri mediorientali ma per la stabilità e la sicurezza energetica dell'Europa. Tramite il gasdotto Tap garantisce un preciso e costante approvvigionamento di gas, quello che messo in crisi in queste ore dal blocco dello Stretto di Hormuz e la mossa di coinvolgere l'Azerbaigian ha solo il sapore del caos nel caos. L'infrastruttura, che è spina dorsale del corridoio Sud del gas, già ai tempi della guerra in Ucraina aveva "salvato" l'Europa. Inoltre il governo azero ha avviato da tempo una normalizzazione con storici avversari come l'Armenia, grazie all'intermediazione di Trump che di fatto ha chiuso diplomaticamente l'atavica questione del Nagorno-Karabakh. Una stabilità che evidentemente a Teheran (come a Pechino e Mosca) non è gradita.

E il successivo annuncio del segretario del Consiglio supremo per la

sicurezza nazionale, Ali Larijani, ovvero che la Repubblica islamica dell'Iran è pronta anche per un'eventuale invasione di terra, fa parte di questa narrazione dove però le forze iraniane si stanno assottigliando non poco.

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