De Luca inguaia Renzi «L'incandidabilità? Problema superabile»

Dopo il verdetto della Cassazione il premier dovrà sospendere il suo candidato in caso di vittoria per la legge Severino. E il «Financial Times» va all'attacco

C'è l'imbarazzo di Vincenzo De Luca, dopo la sentenza della Cassazione sulla Severino, ma c'è soprattutto l'imbarazzo di Matteo Renzi che, in caso di elezione del suo candidato a governatore della Campania, dovrà gestire una vicenda causa di inevitabili tensioni istituzionali.

Per De Luca, è tutta una questione di tempi. Quanto ci metterà il premier a dichiararlo sospeso dalla carica di governatore, se dovesse vincere? E quanto ci metteranno i giudici ordinari, perché loro è la competenza e non dei colleghi amministrativi secondo la Cassazione, a decidere se bloccare la sospensione fino a 18 mesi legata alla condanna in primo grado per abuso d'ufficio e appellarsi di nuovo alla Consulta, visto che il ricorso precedente del Tar è stato annullato? Due domande che gettano molte ombre sulla candidatura di De Luca contro lo sfidante di Fi Stefano Caldoro. La prima è importante perché se De Luca vincesse e Renzi firmasse subito il decreto di sospensione, lui non avrebbe il tempo di nominare un vicario e insediare la giunta. La sospensione, poi, interverrebbe anche se perdesse, da consigliere regionale.

Se invece il premier prendesse tempo, sarebbe accusato di violare la legge per favorire il suo protetto. Anche perché dovrebbe aspettare a lungo: la Severino rinvia alle leggi regionali per un'eventuale sospensione in favore di un vicario e in Campania questo può avvenire solo dopo l'insediamento del Consiglio regionale, circa 20 giorni dopo la proclamazione. Il promotore del ricorso in Cassazione, avvocato Gianluigi Pellegrino, prevede: «Per superare l'impasse bisognerà commissariare la Regione e tornare al voto».

La seconda domanda è altrettanto importante perché il candidato Pd contava nel giudizio immediato del Tar, più favorevole a limitare gli effetti della Severino, mentre ora dovrà vedersela con i giudici ordinari che hanno tempi lunghi e un orientamento ben più severo. Alla vigilia del voto, De Luca sa quel che rischia ma ripete: «Non cambia assolutamente nulla, si tratta solo di strategia della confusione». E tira in ballo Renzi: «Ha chiaramente definito la Severino un problema superabile».

Sul candidato Pd e sul suo sponsor, arriva anche la batosta del Financial Times , riferita ai cosiddetti «impresentabili» delle liste d'appoggio. «Il voto in Campania mostra i limiti della portata di Renzi», titola il quotidiano britannico. E scrive che «“relazioni opache” tra figure politiche al Sud frenano l'influenza di Roma». Per il quotidiano economico il messaggio di trasformazione di De Luca «ricalca la piattaforma portata avanti a livello nazionale dal primo ministro riformista», ma il voto in Campania «ha messo in evidenza i limiti dell'influenza di Renzi al di fuori di Roma, dove i politici locali possono ancora appoggiarsi a personaggi sgradevoli e ad una rete di clienti estremamente difficili da smantellare». E De Luca, scrive Ft , «rappresenta la tenacia di quel vecchio sistema».

Tentando di minimizzare, l'interessato sostiene che «in casi precedenti, i giudici ordinari e quelli amministrativi sono arrivati alle stesse conclusioni, garantendo pienamente l'esercizio delle cariche pubbliche». Non è vero, replica l'avvocato Pellegrino: «Tranne che per de Magistris, in decine di casi i Tar non hanno concesso nessuna sospensiva. E mentre il sindaco di Napoli contestava la legge per la sua retroattività, De Luca non può farlo: lui si candida sapendo che sarà sospeso. I giudici ordinari, poi, hanno respinto tutti i ricorsi di questo genere, tranne uno solo in Puglia».

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