Dem in tilt: già divisi sul sì ai quesiti

Bettini apre. Ma Letta sostiene la riforma della Cartabia

Dem in tilt: già divisi sul sì ai quesiti

Il referendum sulla giustizia lanciato dai Radicali e sostenuto da Matteo Salvini è una mina vagante nella maggioranza, soprattutto in casa Pd. I temi sollevati dai quesiti (responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere tra pm e giudici, limitazione del carcere preventivo, limitazione alle correnti nel Csm, abrogazione della legge Severino) toccano un nervo scoperto tra i Dem, dove molti esponenti sono state vittima di processi finiti nel nulla (l'ultimo è quello di Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, assolto dopo cinque anni di gogna). È evidente che la presenza della Lega tra i promotori del referendum sia un deterrente per il Pd, che infatti finora ha sempre preso le distanze dall'iniziativa. La preoccupazione dei Dem è che il referendum scateni una guerra tra garantisti e giustizialisti dentro la maggioranza, rendendo difficile il lavoro per la ministra Cartabia. A sparigliare le carte arriva però Goffredo Bettini, dirigente del Pd e pontiere tra i Dem e il M5s (è stato lui il grande cerimoniere del Conte bis). In una lettera al Foglio Bettini invita il Pd ad aprire un confronto serio e determinato sul referendum, anche per non lasciare campo libero a Salvini, «non credo affatto sia giusto che questo tema sia un po' pelosamente impugnato solo da quella destra populista, come la Lega, che amava esibire il cappio nelle aule parlamentari» scrive l'esponente Dem.

L'invito è insomma ad aprire nel partito «un dibattito aperto, franco e responsabile» sui sei quesiti, che «vanno considerati con grande attenzione e coraggio». L'appello raccoglie però scarsa adesione, almeno pubblicamente, nel Pd. Si schiera con Bettini l'ex governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Il tema della giustizia e del suo funzionamento è cruciale e troppe volte a sinistra lo abbiamo evitato. Non dobbiamo più lasciare questi temi alla destra». Sono di più però le voci contrarie, a partire da quella del segretario Pd, Enrico Letta, che a Porta a porta seppellisce la proposta di Bettini. «Il referendum è uno strumento di lotta politica ma non va da nessuna parte. Il governo Draghi è il luogo e la grande opportunità per fare la riforma della giustizia, facciamola in questi 6 mesi, con un ministro come la Cartabia che ha messo le idee giuste. Prendo l'impegno, nel Partito democratico siamo tutti d'accordo su questa linea e siamo tutti pronti a farlo, si può fare un grande cambiamento per cui io dico se non ora quando?». Allineati i capogruppo Andrea Marcucci e il vicepresidente dei senatori Pd Franco Mirabelli: «Per noi è il tempo delle riforme, di sostenere il lavoro del ministro Cartabia, non quello delle bandierine da piantare». Da Italia viva invece fanno notare la doppia vita di Bettini: «È esilarante. Siamo stati un anno a battagliare con il M5s sulla giustizia. Il Pd si girava i pollici e Bettini amoreggiava con Conte e Bonafede» scrive il capogruppo Davide Faraone. Non è tuttavia da escludere che la battaglia referendaria possa raccogliere un consenso trasversale in Parlamento. Lo ha raccontato Salvini, «mi hanno scritto esponenti del Pd e anche dei 5 Stelle che mi hanno detto A titolo personale firmerò». Persino nel fronte manettaro dei grillini si potrebbe aprire un varco (si veda la «conversione» garantista di Di Maio).

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