Da "deplorevoli" a "grande": vocabolario della rivoluzione

Le 10 parole che hanno deciso la campagna elettorale

Da "deplorevoli" a "grande": vocabolario della rivoluzione

C' è sempre, in una fase storica, qualcuno che decide qual è il momento in cui c'è stata la svolta. In cui il vento è cambiato. L'ora X. Oppure la parola X. Quella fatidica. Eccone dieci, usate da Donald Trump o da Hillary Clinton, durante i mesi della loro battaglia elettorale. Un piccolo vocabolario della rivoluzione americana.

DEPLOREVOLI (DEPLORABLES)

È la definizione che Hillary dette il 10 settembre nel corso di un comizio di metà (uno più uno meno, chissà poi perché) degli elettori del suo avversario. «Deplorables», cioè deplorevoli, ma anche inqualificabili, miserabili. Un attacco di pessimo gusto che a molti ricordò l'assalto verbale di Mitt Romney nel 2012 ai seguaci di Barack Obama e che per molti fu la pietra tombale della sua campagna elettorale che portò alla rielezione del primo presidente nero. Comunque Donald Trump rispose indignato e l'ex first lady fu costretta a scusarsi. Una gaffe grave per il pubblico perbenista della donna. Per molti analisti fu l'inizio della sua fine. Una fine deplorevole, invero.

VINCITORE

(WINNING)

Una parola molto pronunciata da Donald Trump e spesso usata in contrasto con il suo opposto, perdente («loser»). Quale termine del resto può racchiudere di più il senso del sogno americano del trionfo individuale? Trump vincente lo è e l'esito delle urne lo dimostra una volta di più.

GRANDE

(GREAT)

Altra parola del vocabolario trumpiano, usata proprio a bella posta per solleticare l'orgoglio americano, che lui aveva intuito un po' appannato.

HUGE

(ENORME)

E siccome tanto vale esagerare, il «tycoon ha spesso pronunciato anche l'accrescitivo di grande. Provocando l'ironia del conduttore tv Jimmy Fallon che, parrucca con ciuffo in testa e con davanti il vero Trump, come se fosse il riflesso allo specchio, così lo parodiò: «It's non a big debate, but hug, huuuge, huuuuuuuge!». Spettacolo puro

SGRADEVOLE

(NASTY)

Una parola finita invece spesso sulla bocca di Hillary per definire il suo avversario. Che vuol dire scortese, maleducato, fastidioso. Andate a chiedere a Hillary quanto è infastidita adesso.

NOI

(WE)

Parola usata da entrambi i candidati ma in realtà soprattutto dal vincitore. Noi come America. Noi come popolo. Noi come: rialziamoci. Prima persona plurale. Piena di orgoglio.

CORROTTO

(CROOKED)

Trump ha più volte accostato questo aggettivo al nome della sua avversaria. In particolare lo ha fatto il 20 ottobre in una cena benefica promossa da una fondazione cattolica al Waldorf Astoria di New York. «Hillary Clinton è corrotta. E stasera finge di non odiare i cattolici», così il tycoon gelò l'arcivescovo di New York.

MURO

(WALL)

Quello (mitologico) che Trump promise in più occasione di costruire ai suoi confini Sud. Messico e mattoni. Una promessa che avrebbe contribuito a farlo vincere, soprattutto tra i latinos già dentro, i più interessati a chiudere le porte ora. Lo farà davvero?

POPOLO

(PEOPLE)

Di' qualcosa di sinistra, avrebbe detto Nanni Moretti a Hillary. L'unica parola appartenente alla tradizione progressista sfoderata dall'ex segretario di Stato è questa. Impegno apprezzato. Ma probabilmente avrebbe potuto fare di più.

COUNTRY

(PAESE)

Di' qualcosa di destra è invece un'invocazione che un eventuale Moretti conservatore non avrebbe avuto bisogno di fare al «tycoon», che il suo elettorato lo ha vellicato per bene anche con il vocabolario. Paese, ovvero patria, è una parola che ha usato spesso, galvanizzando il suo people. Ha avuto ragione. Perché è stato un genio. Genious, parola numero undici.

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