Alla fine il divorzio è arrivato tra Trump e la sua prediletta, cioè Giorgia Meloni. Nelle forme eclatanti che sono nello stile del Presidente americano: "Sono scioccato, pensavo che avesse coraggio ma mi sbagliavo"; "non è più la stessa persona". Tutto perché, com'era naturale, la Meloni ha difeso Papa Leone e ha preso le distanze dall'intervento Usa in Iran. Ma nella testa di The Donald gli alleati debbono essere fedeli, debbono "obbedir tacendo", al massimo sono dei vassalli non dei pari.
Un divorzio che era nelle cose e che la premier italiana doveva prevedere. Ora a Palazzo Chigi la rottura o, meglio, la presa di distanza di Trump non viene considerata nefasta, di più è valutata quasi salutare visto che il rapporto con l'attuale inquilino della Casa Bianca sul piano dei consensi si è rivelato tossico. C'è però prudenza a confessarlo esplicitamente anche se il ministro della Difesa Crosetto non lo esclude anzi: "Può darsi che sia così" si limita a dire. Mentre il ministro Foti è più esplicito: "Dite che ci ha abbandonato Trump? Meglio! È una buona giornata: significa che con Trump a volte si può essere d'accordo e altre no. È la prova che non siamo servi".
La verità è che il centro-destra è frastornato. Gli ultimi tre giorni hanno messo in discussione molti dei capisaldi della politica estera del governo, i suoi riferimenti: della guerra in Iran, malgrado le trattative in corso, ancora non si scorge una fine mentre l'emergenza energetica in Italia come in Europa si fa sempre più pesante; l'attacco di Trump al Papa ha messo la Meloni in imbarazzo e l'ha spinta a criticare il Presidente Usa in maniera plateale; la sconfitta di Orban è il segno sempre più tangibile che il sovranismo ha imboccato il viale del tramonto; e visto che ormai è tutto da rivedere la premier ha preso le distanze pure da Israele.
C'è un a politica estera da ripensare, da ricostruire, una collocazione del nostro Paese su cui meditare e, soprattutto, appare evidente che l'unica sponda possibile, quasi obbligata, è l'Europa. Solo che la "svolta" è stata determinata più dagli eventi, che da una scelta. Non è un bene. "Trump - si sfoga una delle teste d'uovo di Palazzo Chigi, Francesco Filini - non può pensare di attaccare il Papa, di scatenare una guerra senza dirci niente e pretendere che noi gli andiamo dietro. Non siamo suoi sudditi come lo sono stati altri! Non siamo Conte che gli ha comprato gli F35 per fargli un piacere. Non siamo al governo grazie a lui ma perché ci hanno scelto gli italiani". E ancora: "Il problema è che Trump è solo e ha condannato alla solitudine pure l'America. Alterna deliri di onnipotenza e sfoghi di impotenza".
Una critica dura. Quasi uno sfogo. Nell'inner circle della premier molti vedono in Trump e nelle sue politiche, per usare un eufemismo stravaganti il motivo principale dei guai del governo. A cominciare dal risultato referendario. Così fa un certo effetto vedere la Schlein intervenire alla Camera per esprimere alla Meloni la sua solidarietà per gli attacchi di Trump in nome dell'italianità. Un discorso basato su un non detto: "Dovevate capire chi era". Ed è ancora più inedito lo spettacolo dei deputati del centro-destra che prima timidamente e poi in maniera collettiva applaudono la segretaria del Pd. "Ho apprezzato - dichiara Giovanni Donzelli, uno dei consiglieri della Meloni - la solidarietà della Schlein".
Gli altri però non faranno sconti. "Alla Meloni - osserva Amendola del Pd - è mancata la capacità di previsione. Il vedere lontano. In politica è tutto".
Ancor più duro Giuseppe Conte che usa la politica estera per mettere la premier sul banco degli imputati. "Giuseppi" è spietato: "Il Trump di oggi - spiega - non è uguale al primo. È più radicalizzato: pretende una fedeltà al limite della sudditanza. Solo che se tu ti dimostri acquiescente, accomodante il momento che dici di no la sua reazione è anche più violenta. Ti considera un traditore. È il caso della Meloni.
Ecco perché non so davvero cosa succederà. La premier deve fare politica estera seriamente, non può prendere le distanze da Israele, ad esempio, con una dichiarazione estemporanea al Vinitaly". La solidarietà è durata un batter ciglio.