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Diciotti, i bambini sbarcano La Libia non se li riprende

Dopo le pressioni di Procure e Garante per l'infanzia, il Viminale cede sui minori. Tripoli esclude rimpatri

Diciotti, i bambini sbarcano La Libia non se li riprende

Alla fine scenderanno solo i 29 minori a bordo di nave Diciotti della Guardia costiera, che attualmente ospita 177 migranti. Da tre giorni il pattugliatore è fermo al porto di Catania, presidiato da uomini della Capitaneria di porto, della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha annunciato ieri sera, in una diretta Facebook, che ai bambini sarà data l'autorizzazione per sbarcare. Tutti gli altri no, tutti quelli che il ministro chiama «clandestini» e per i quali esistono in Italia regole ferree, saranno lasciati sulla nave. E si andrà avanti così finché l'Europa non deciderà di accollarsi parte di quei migranti. L'unico spiraglio è una riunione diplomatica a Bruxelles domani per discutere il caso dei porti di sbarco. Il tutto mentre la Libia fa sapere che non accetterà alcun rimpatrio. «La Libia non accetterà mai il ritorno di immigrati clandestini verso i Paesi di provenienza del Nord Africa. Sarebbe una procedura ingiusta e illegale. Abbiamo già più di 700mila migranti sul nostro territorio e sono un peso enorme da tutti i punti di vista», ha dichiarato il ministro degli Esteri del governo di riconciliazione nazionale, Mohammed Sayala. Per lui «la Libia è un Paese di transito, ha sofferto e soffre le conseguenze dell'immigrazione illegale. Questo fenomeno ha detto ancora - va affrontato in maniera globale e seria da tutta la comunità internazionale e bisogna esercitare pressioni sui paesi di origine dei migranti».

Intanto non poche polemiche scaturiscono dalla visita a bordo della Diciotti del Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, titolare non solo dell'inchiesta sul presunto favoreggiamento di Malta che avrebbe indirizzato i migranti verso l'Italia, ma anche di quella che potrebbe ipotizzare il sequestro di persona a carico di ignoti. Laddove si ravvisassero responsabilità da parte di membri del governo il tutto passerebbe al Tribunale dei ministri. Ad aggravare la situazione sono stati, peraltro, l'intervento della Procura dei minorenni di Catania che, in una lettera ai ministri dell'Interno e delle Infrastrutture, al Capo Dipartimento per le Libertà Civili e dell'Immigrazione e al Prefetto, chiedeva che «i minorenni non accompagnati fossero fatti sbarcare», ma anche quello del Garante dei diritti dei detenuti il quale ha parlato delle gravi condizioni in cui verserebbero i migranti, con casi di scabbia accertati e del fatto che la maggior parte di essi sono eritrei. Anche se il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che monitora lo stato di salute degli immigrati, ha assicurato che stanno tutti bene. «Le persone a bordo della nave ha scritto il Garante si trovano in una condizione di privazione della libertà di fatto: senza la possibilità di libero sbarco e senza che tale impossibilità di movimento sia supportata da alcun provvedimento che definisca giuridicamente il loro stato. Ciò potrebbe configurarsi come violazione dell'articolo 13 della Costituzione e dell'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo». Anche il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, ha lanciato un appello per chiedere che la situazione sia risolta: «Ho una sensazione di grande pena dal punto di vista umano. Noi non dobbiamo dimenticare che abbiamo a che fare con esseri umani che hanno attraversato il deserto per mesi e mesi, se non per qualche anno, e che poi sono stati rinchiusi nei campi di detenzione libici prima di affrontare il Mediterraneo. Trattenerli qui ancora per alcuni giorni non mi sembra dal punto di vista umano una cosa corretta».

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