Diventano un boomerang giudiziario le penali ai dissidenti M5s espulsi

Non solo De Falco: altri grillini potrebbero ricorrere al tribunale

Diventano un boomerang giudiziario  le penali ai dissidenti M5s espulsi

Dopo la serata delle espulsioni di Capodanno, i vertici del M5s sono tormentati da due preoccupazioni. Una è quasi scontata, prevedibile già da dall'insediamento del governo facendo i conti dei numeri risicati della maggioranza al Senato. L'altra riguarda le regole, mantra di Gianroberto Casaleggio, nella costruzione della sua creatura politica. La serie di codicilli, norme, statuti, non statuti, codici etici e scatole cinesi di associazioni che hanno già portato davanti ai tribunali di mezza Italia Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio.

Due di queste prescrizioni, contenute nell'ultimo Statuto e nel Codice Etico, potrebbero trasformarsi in un boomerang. Il timore dello stato maggiore, speranza dei tanti ex grillini diventati avversari, è riassumibile nel seguente ragionamento: «La penale è stata pensata come un deterrente, ma potrebbe diventare un'arma a doppio taglio, perché nessuno, naturalmente, è disposto a pagarla a cuor leggero». E, partendo da questo presupposto, ogni espulsione potrebbe trascinarsi in tribunale. Ogni epurazione, una causa. Ogni dissidente, un ricorso.

Il senatore Gregorio De Falco, caduto nel blitz di Capodanno, ha già annunciato la volontà di ricorrere contro la decisione dei probiviri in un'intervista al Giornale pubblicata venerdì. Tanto che ormai, anche ascoltando altre fonti, pare si tratti di una decisione già presa. E gli altri dissidenti, se espulsi, potrebbero seguirlo a ruota in una sorta di automatismo che fa molta paura a Di Maio e Casaleggio. Proprio Davide, il figlio del fondatore, sarebbe stato l'autore della regola che ha fatto molto discutere. Volendo essere precisi, le penali da pagare in caso di espulsione sono due: 100mila euro secondo l'articolo 5 del Codice Etico, da corrispondere entro 10 giorni dalla comunicazione del provvedimento e «il 50% degli emolumenti percepiti e/o da percepire in anno solare, in ragione della carica ricoperta a seguito dell'elezione» secondo l'art.11 dello Statuto. Quest'ultima somma dovrà essere accreditata a «un ente benefico indicato dal Movimento 5 Stelle», e nel caso di un parlamentare si arriva a un cifra che si aggira intorno ai 30mila euro. Non è specificato dai regolamenti, ma, presumibilmente, le due penali si andrebbero a sommare. Un vero e proprio salasso pensato per tramortire ogni forma di dissidenza.

Sono stati colpiti dall'espulsione della notte di San Silvestro anche due europarlamentari: Giulia Moi e Marco Valli. Nel loro caso, il pagamento della penale sarebbe vietato da una norma esplicita contenuta nello Statuto del Parlamento europeo. Non si escludono ricorsi.

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