Dl semplificazione: via due norme su tre Stop tassa sulla bontà, i genovesi a secco

Stralciata la proroga fiscale per il ponte Morandi. Accordo sulle trivelle

Roma Via la tassa sulla bontà: a caccia disperata di soldi per finanziare quota 100 e reddito di cittadinanza, la manovra giallo-verde aveva rialzato al 24 per cento l'aliquota Ires per le organizzazioni no-profit, provocando dure proteste anche in Vaticano e dando al governo l'immagine di un Robin Hood alla rovescia. Adesso, dopo tante polemiche, l'imposta è tornata a quota 12. Via pure i prodotti alimentari senza etichetta di origine: d'ora in avanti i cibi dovranno avere il marchio di provenienza. Una piccola vittoria per il made in Italy.

Sono queste le due novità più significative e condivisibili del decreto semplificazione in via di approvazione al Senato. Anzi, di quello che resta dopo lo stop ordinato dal Quirinale e la robusta potatura predisposta dalla presidenza di Palazzo Madama. Un provvedimento nato con dieci articoli e cresciuto fino a 85 capitoli, un omnibus, un accrocco di materie diverse e, un vero mostro giuridico vietato espressamente dalla Corte Costituzionale e bloccato da Sergio Mattarella (nella foto) perché «disomogeneeo». Risultato, cassate 62 norme, due su tre, salvati solo i temi-bandiera sui quali Lega e M5s hanno fatto quadrato.

Ad esempio, sopravvive l'emendamento che apre ai professionisti la sezione del Fondo di garanzia per chi ha crediti con la Pubblica amministrazione. Approvato pure il provvedimento in base al quale sarà il presidente del Consiglio, dal 2020, ad assumere i compiti e i poteri ora esercitati dal commissario straordinario per l'Agenda digitale.

Approvata inoltre dal Senato la nuova rottamazione delle cartelle. Si riaprono così i termini per aderire anche per chi il sette dicembre non era in regola con i versamenti e quindi non poteva rientrare nella sanatoria introdotta col decreto fiscale. I tempi saranno più stringenti: rispetto alla rottamazione ter: si potrà pagare entro il 31 luglio in una unica soluzione o in dieci rate in tre anni, anziché 18 e cinque.

Tra gli articoli giudicati ammissibili, la moratoria sulle trivelle, terreno politicamente scivoloso su cui un accordo era stato faticosamente raggiunto solo dopo un lungo tira e molla all'interno della maggioranza: blocco per diciotto mesi e aumento dei canoni. C'è anche la regionalizzazione delle concessioni idroelettriche, sponsorizzata dalla Lega a favore delle Regioni del nord, come pure il pieno ripristino dei fondi Imu e Tasi a favore dei comuni.

E ancora. Rimangono nel decreto il riordino delle disposizioni sul noleggio senza conducente, nonostante la rumorosa protesta dei Ncc in gilet giallo davanti a Palazzo Madama, insoddisfatti nonostante le concessioni; le nuove regole per le elezioni degli ordini forensi; il pacchetto di aiuti alle vittime della valanga di Rigopiano: il blocco degli sfratti delle abitazioni pignorate prima che sia avvenuta la vendita.

Per il resto, dalla web tax agli sconti per la rc auto, dalla riforma del codice degli appalti agli interventi contro la xylella, dalle farmacie ai professori universitari, se ne parlerà in un'altra occasione. A secco anche Genova: la proroga della sospensione delle tasse per le famiglie e le imprese colpite dal crollo del Ponte Morandi è nell'elenco delle cose saltate.