"Hanno giocato sporco e male pensando che fossi uno abbandonato perché non sono controllabile, mi sono accorto che volevano farmi una trappola". Chi ci riporta de relato lo sfogo del pentito di mafia Emanuele Mancuso lo fa consapevole della posta in gioco: la sua vita. Lo scherzetto di rendere la sua intervista identificabile, senza "blerare" il nome né modificare la voce (come avvenuto nell'intervista ad Alessandro Gaeta del Tg1), potrebbe avere messo a repentaglio l'incolumità del rampollo della potente e spietata famiglia di 'ndrangheta del Vibonese, che anni gli dà la caccia. La leggerezza sarebbe una decisione del regista di World Wide Mafia Jacques Charmelot, la docuinchiesta sulla vita di Nicola Gratteri su Disney+ cancellata dopo pochi giorni per lo stop alla liberatoria di Mancuso da parte del legale Antonia Nicolini. Come anticipato, è in arrivo forse già oggi un esposto-denuncia contro Charmelot, giornalista e documentarista legato sentimentalmente a Lilli Gruber.
"Le carte bollate non possono regolamentarne i rapporti, sono persone complesse e vanno seguiti e motivati passo passo", spiega al Giornale Klaus Davi, che lo aveva avvicinato quando ancora non era un collaboratore. "In occasione di un servizio all'ospedale di Vibo mi difese dalla assalto degli affiliati del suo clan. Mancuso non è solo un pentito ma il simbolo della ribellione di un territorio e del suo riscatto", come gli confermerà in un'intervista uscita su Mediaset nel 2022.
Il Servizio centrale di protezione - che ha benedetto l'intervista ma a determinate condizioni - potrebbe non avrebbe visionato il video prima della messa in onda. L'intervista era parte integrante del trailer che ha lanciato World Wide Mafia con un'ampia diffusione sui social. L'altro giorno il Giornale è stato il primo, assieme alla Stampa, a bucare il muro d'omertà sul congelamento della serie. Fino ad allora si sarebbero susseguite una serie di notizie false (come il presunto bug audio-video, come da versione originale di Disney+) fatte veicolare secondo Mancuso da giornalisti compiacenti legati alla produzione italo-americana (pagata anche da Regione Calabria), almeno questa è ciò che il pentito dice di poter dimostrare con un altro esposto all'Ordine dei giornalisti. I giornaloni sono in vistoso imbarazzo, visto il coinvolgimento di un colosso Usa come Disney+, del procuratore capo di Napoli (anch'egli danneggiato) e da Herr Gruber, tanto che a oggi si sono tenuti ben lontani dal dare visibilità alla vicenda dopo i retroscena che ha svelato il Giornale. "Non conosco i termini della vicenda ma spero che torni in onda, di mafia si deve parlare con molta cautela, tatto e umiltà. E comunque la percezione del pericolo i collaboratori di giustizia possono restituircela solo loro e gli inquirenti", ricorda Davi. Sarebbe bastato rivedere l'intervista, modificare voce e volto, rimandare e sarebbe arrivata la nuova liberatoria. Invece, no. Dai magistrati solo un comprensibile silenzio assoluto per tutelare la segretezza della località protetta in cui Mancuso si trova da solo con la figlia adolescente, visto che anche la moglie lo ha scaricato dopo il suo pentimento.
Per ottenere la nuova liberatoria Mancuso avrebbe detto ai suoi di essere stato minacciato dal regista dopo il suo rifiuto ad accettare un mini risarcimento da 20mila euro per le spese legali.
Minacce di ritorsioni sarebbero state veicolate al legale Nicolini dopo il ritiro della liberatoria di fine 2021 dove si parla apertamente della necessità di "rielaborare, rimaneggiare e trasformare" le interviste allo scopo di non rendere riconoscibile il pentito e la località protetta dove si trova. A meno che il Servizio di protezione centrale dei pentiti non l'abbia già spostato o lo faccia nei prossimi giorni. Difficilmente però il docufilm sarà rimesso in onda.