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La doppia sfida di Zelensky: esportare droni e tenersi Donald

Tecnologia nel Golfo in cambio del sostegno americano

La doppia sfida di Zelensky: esportare droni e tenersi Donald
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Mentre l'attenzione internazionale si sposta sempre più verso il Medioriente, Zelensky prova a ridefinire il ruolo di Kiev nello scacchiere globale. L'Ucraina, dice, è pronta ad aiutare i paesi mediorientali a difendersi dalla minaccia dei droni iraniani. Ma il sostegno non sarà gratuito: "Vogliamo denaro e tecnologia in cambio". Parole che delineano una strategia sempre più chiara: trasformare l'esperienza militare accumulata contro la Russia in un asset geopolitico ed economico da spendere sul mercato della sicurezza internazionale. Secondo Zelensky, l'Ucraina ha già inviato "decine di specialisti in quattro paesi" del Medioriente per analizzare le difese locali e mostrare come contrastare i droni kamikaze. L'obiettivo è duplice: rafforzare l'economia di guerra, ed evitare che l'attenzione americana si allontani troppo dal conflitto.

"Non vogliamo perdere gli Usa", riconoscendo apertamente che oggi Washington appare più concentrata sulle tensioni mediorientali, ma annunciando comunque che il suo esercito ha ripreso il controllo di 434 kmq di territorio. Zelensky è intenzionato anche a rafforzare il controllo statale sulla vendita all'estero dei droni prodotti dall'industria nazionale, dopo che alcune aziende e intermediari stranieri starebbero tentando di acquistare tecnologia ucraina aggirando il governo. L'esperienza maturata dall'esercito ucraino nella neutralizzazione dei droni iraniani ha attirato anche l'attenzione di Israele. Secondo fonti dei media israeliani, il primo ministro Netanyahu ha chiesto un colloquio con Zelensky per discutere possibili forme di cooperazione nella difesa anti-Uav. La telefonata potrebbe tenersi nei prossimi giorni. Una mossa che ha provocato la reazione di Teheran. Il presidente della commissione sicurezza del parlamento iraniano ha sostenuto che fornendo tecnologie anti-drone ad altri paesi l'Ucraina trasformerebbe il proprio territorio in un "obiettivo legittimo". Kiev teme che il sostegno militare statunitense possa essere dirottato verso l'altro fronte di crisi e accelera il dialogo con Parigi. Entro l'anno riceverà dalla Francia un nuovo sistema di difesa aerea SAMP/T anti missili balistici russi, come possibile alternativa ai Patriot americani. La consegna del sistema è stata al centro dei colloqui tra Zelensky e Macron. Nel frattempo Kiev testa l'FP-7, balistico di produzione propria.

Sul fronte diplomatico il conflitto resta bloccato. Il portavoce del Cremlino Peskov ha riconosciuto che nei negoziati tra Mosca e Kiev è "emersa una pausa perché gli americani hanno altre priorità". La situazione militare sul campo è favorevole alla Russia, che "sta avanzando e avvicinandosi ai propri obiettivi", pur dichiarandosi formalmente aperta a una soluzione diplomatica.

Un quadro che si intreccia con le dichiarazioni di Trump, secondo il quale "è più difficile fare accordi con il presidente ucraino che con Putin" e che nuove sanzioni contro Mosca potrebbero tornare "quando la crisi nel Golfo sarà finita".

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