Draghi abbraccia Landini. Ma lo scioglimento di Fn "preoccupa" il premier

Dossier a Palazzo Chigi. I limiti politici di un decreto ad hoc: servirebbe l'ok del cdm

Draghi abbraccia Landini. Ma lo scioglimento di Fn "preoccupa" il premier

Colpisce l'abbraccio con cui Mario Draghi sceglie di salutare Maurizio Landini. Un gesto ripetuto più volte e pure ribadito a favore di telecamere e fotografi, a significare che quella del premier non è solo cortesia istituzionale. L'ex numero uno della Bce, infatti, mostra un'empatia finora inedita, persino in contesti dove le regole del protocollo non erano affatto stringenti. Basti pensare all'incontro con la nazionale italiana, accolta dal premier davanti all'ingresso di Palazzo Chigi. C'erano i sorrisi e pure qualche battuta in romanesco, ma non quella partecipazione quasi emotiva mostrata ieri.

D'altra parte, non è un caso che Draghi abbia scelto di essere lui a far visita alla sede nazionale della Cgil di Roma che sabato scorso è stata oggetto dell'assalto degli estremisti di Forza Nuova. Per manifestare a Landini non solo una solidarietà formale, ma vicinanza concreta. Ancora più significativa, considerando che spesso i due sono stati - anche recentemente e proprio sul green pass - su posizioni distanti. Non a caso, il segretario della Cgil ha parlato di un incontro «non scontato», una «fatto particolarmente importante e significativo». «Ho ringraziato Draghi per la visita, che - spiega Landini - ha voluto segnalare la vicinanza dell'intero governo e delle istituzioni per evitare un passato che non vogliamo ritorni». «Nessuna tolleranza - è il messaggio del presidente del Consiglio - contro intimidazioni ed episodi di violenza, i sindacati sono presidio di democrazia e dei diritti dei lavoratori».

Nel colloquio, durato circa mezzora, Landini ribadisce la posizione della Cgil, d'accordo con Pd e sinistra nel chiedere un «provvedimento per sciogliere le forze politiche che si richiamano al fascismo come prevede la Costituzione». Un tema delicato e politicamente sensibile, soprattutto per un governo di grande larghe intese come quello guidato da Draghi. Stando alla legge Scelba, infatti, sono due le strade per lo scioglimento. La prima è su richiesta del ministero dell'Interno, che però può muoversi solo se c'è una sentenza della magistratura. La seconda è su iniziativa del governo, che quando si ravvisano alcune ipotesi precise previste dalla legge Scelba (azioni violente, propaganda razzista, ecc.) può agire per decreto. Una strada che non è agevole da percorrere. Intanto perché i precedenti di scioglimento - Ordine nuovo o Avanguardia nazionale - sono tutti agganciati a sentenze. Mentre in questo caso non c'è alcun pronunciamento a carico di Forza nuova e, anzi, il governo sta ancora attendendo di sapere con quali ipotesi di reato la magistratura convaliderà gli arresti di sabato (tra invasione di edificio privato e devastazione o saccheggio è evidente che c'è una notevole differenza).

Ma esiste anche un problema politico. Se davvero il governo decidesse di muoversi con un decreto, infatti, dovrebbe esserci il via libera di tutto il Consiglio dei ministri. Anche degli esponenti di Forza Italia e, soprattutto, della Lega. Sarebbe concreto, insomma, il rischio di una presa di distanza dei tre ministri del Carroccio, magari con la Lega nuovamente a disertare il Cdm. Il tutto in un clima di campagna elettorale che certo non aiuta e, anzi, soffia sulle divisioni. Una decisione definitiva non sembra sia stata ancora presa, perché è evidente che i limiti giuridici e le controindicazioni politiche preoccupano non poco Draghi. Che però ha il dossier dello scioglimento sul tavolo e ieri ha anche chiesto sul tema il parere di tecnici e giuristi.

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