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Draghi, un discorso sbilanciato a sinistra

Non una parola su emergenza immigrazione, pace fiscale e abolizione del reddito grillino. E poi le stoccate sul catasto e l'assist sul salario minimo. Il discorso del premier non piace al centrodestra

Draghi, un discorso sbilanciato a sinistra

Trentadue minuti. Un discorso tutt'altro che monocorde. Mario Draghi si accalora. "Siamo qui perché lo hanno chiesto gli italiani", intima. E sfida i partiti, tutti quanti, quasi a volerli mettere con le spalle al muro: "Siete pronti a ricostruire questo patto?". A Palazzo Madama, tra gli applausi, c'è però anche chi mugugna. E i mugugni, mano a mano che il discorso avanza, aumentano. Il premier alza la voce, lo fa in più di un passaggio. Punta il dito, attacca senza fare nomi. E poi calca la mano su certi dossier mentre ne dimentica altri, volutamente. Quando finisce di parlare, soprattutto tra i banchi del centrodestra, il bilancio è negativo: a conti fatti il discorso, che dovrebbe rilanciare l'azione di governo ed evitare il voto, è troppo sbilanciato a sinistra.

Nel passaggio al Senato Draghi non ha speso una sola parola sull'emergenza immigrazione né ha affrontato la necessità di intervenire concretamente per ridurre l'eccessiva pressione fiscale. E ancora: non si è impegnato ad abolire il reddito di cittadinanza, ma ha tirato pesanti bordate contro chi, nei mesi scorsi, si è espresso contro la riforma del catasto. Poi, però, ha preteso da tutti un consenso che sia il più ampio possibile e che chi in passato ha prestato il fianco ai malumori delle piazze, sgomberi il campo dalle ambiguità. Una stoccata, quest'ultima, che non colpisce soltanto i Cinque Stelle. Nel mirino dell'ex Bce c'è anche la Lega. "La riforma della concorrenza tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi, e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari". Ora, è la posizione di Draghi, "c'è bisogno di un sostegno convinto all'azione dell'esecutivo, non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo".

I leghisti non nascondono i propri mal di pancia. "Siamo stupiti", dicono. Da Palazzo Chigi subito ribattono: "Dal premier nessun attacco o sfida ai partiti, solo una roadmap delle riforme da completare". Ma è tutto il centrodestra ad aver sentito l'urto di un discorso tutt'altro che unitario. Ieri Forza Italia e Lega avevano avanzato le condizioni per andare avanti. Punti semplici e di buon senso. E invece Draghi ha preferito rilanciare su salario minimo ("Assicuriamo livelli salariali dignitosi alle fasce di lavoratori più in sofferenza") e reddito di cittadinanza ("È una misura importante, ma può essere migliorata per favorire chi ha più bisogno"). Misure che portano la bandierina del Pd (la prima) e del M5S (la seconda). E, se su flat tax e pace fiscale non è stato fatto nemmeno un accenno, il passaggio sul maxi credito di Agenzia delle Entrate nei confronti di cittadini e imprese ha destato non poche ombre. "Cosa si chiede? Di rimborsare subito?".

Certo, nel suo discorso al Senato, Draghi non ha mancato di toccare temi che potrebbero mettere in difficoltà Pd e grillini. "Ma la situazione è cambiata - fanno notare fonti del centrodestra - Draghi non può far finta di niente". Da qui la richiesta di un nuovo patto di governo che però venga rinegoziato "con un accordo che segni discontinuità" e che preveda un nuovo governo, senza il Movimento 5 Stelle e con "un'agenda rinnovata".

Un'agenda che, va da sé, non può essere sbilanciata a sinistra.

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