Draghi dribbla lo scontro politico. Ma sulla manovra pesa subito l'incognita Salvini

Come dopo il primo turno, Mario Draghi si guarda bene dal commentare il risultato dei ballottaggi che ieri hanno certificato il crollo delle forze sovraniste

Draghi dribbla lo scontro politico. Ma sulla manovra pesa subito l'incognita Salvini

Come dopo il primo turno, Mario Draghi si guarda bene dal commentare il risultato dei ballottaggi che ieri hanno certificato il crollo delle forze sovraniste. Quelle che sono in maggioranza, come la Lega. E quelle all'opposizione, come Fratelli d'Italia. L'ex numero uno della Bce segue lo stesso schema di quindici giorni fa, quando aveva scelto di «rispondere» alle agitazioni post voto imprimendo una decisa accelerazione all'agenda di governo. Due lunedì fa, per dire, anticipò il Consiglio dei ministri sulla delega fiscale mentre da Palazzo Chigi filtrava l'intenzione di mettere in campo un tabellino di marcia con due Cdm e una cabina di regia a settimana, così da arrivare a fine anno con tutte le riforme già incardinate. Ieri lo schema è stato lo stesso, con Draghi al lavoro insieme al ministro dell'Economia Daniele Franco per riuscire a convocare la cabina di regia su fisco e legge di bilancio già in serata. Alla fine si farà questa mattina, ma è evidente l'intenzione del premier di muoversi come se le fibrillazioni della maggioranza non esistessero. Oggi pomeriggio, quindi, dovrebbe andare in Consiglio dei ministri il Documento programmatico di bilancio, che a Bruxelles attendono dal 15 ottobre. Mentre qualcuno ipotizza già per venerdì pomeriggio il via libera alla legge finanziaria. Possibile, in verità che si slitti alla prossima settimana, perché i nodi sono tanti e fortemente divisivi: dal reddito di cittadinanza a Quota 100.

La linea, dunque, non cambia. Nonostante la consapevolezza che i prossimi potrebbero essere giorni agitati. Dal voto escono vincitrici le forze che più convintamente sostengono l'azione di Draghi - dal Pd a Fi, che con Roberto Occhiuto in Calabria e Roberto Dipiazza a Trieste mette a segno gli unici successi del centrodestra - e questo forse il premier lo aveva messo in conto. Tanto che nelle ultime ore aveva avuto occasione di ragionare sullo scollamento tra un Paese che viaggia verso il 90% di vaccinati e il grande risalto dato alle piazze no vax e no pass con poche migliaia di partecipanti. A Palazzo Chigi, però, hanno ben chiaro che a questo punto Matteo Salvini può diventare un'incognita. È sotto gli occhi di tutti, infatti, che la Lega sta pagando elettoralmente la permanenza nel governo, peraltro caratterizzata da posizioni spesso contraddittorie (come, per esempio, sul green pass). Il confronto sul redditto di cittadinanza o su Quota 100 potrebbe dunque diventare più convulso del previsto, tanto che per venire incontro a Salvini, Draghi starebbe lavorando a «Quota 102» con due anni di transizione. Non è un caso che ieri Giorgia Meloni - che nonostante la sconfitta non si è sottratta alle domande dei giornalisti, a differenza di altri leader, sia vincenti che perdenti - abbia sollecitato in questo senso Salvini, sottolineando come le difficoltà del centrodestra siano legate anche al fatto che «ha tre posizioni diverse». Ma che ha pure confermato l'intenzione di andare avanti con la raccolta di firme per la mozione di sfiducia al ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che se davvero arrivasse al voto dell'Aula metterebbe in fortissima difficoltà Salvini.

Draghi si muoverà affidandosi al consueto approccio pragmatico. Eviterà, quindi, di farsi risucchiare nello scontro politico - già ieri Enrico Letta è tornato a polemizzare con Salvini - e farà il possibile per tenere insieme il quadro. Il premier, infatti, non vuole scossoni. Soprattutto ora che la partita del Quirinale è alle porte, visto che gli uffici della presidenza della Camera hanno già buttato giù la convocazione del Parlamento in seduta comune. Come vuole l'articolo 85 della Costituzione, Roberto Fico la diramerà il 3 gennaio, con il primo voto per eleggere il nuovo capo dello Stato o il 14 o il 17 del mese. Una partita che Draghi non esclude di giocare, nonostante resti la gigantesca complicazione delle probabili elezioni anticipate che seguirebbero un suo trasloco sul Colle. E siccome almeno i due terzi dei parlamentari non avranno più un seggio nella prossima legislatura è difficile immaginare che si accollino un rischio simile, peraltro con il diritto alla pensione che scatta solo a ottobre 2022. Per essere in corsa, però, l'ex numero uno della Bce deve arrivare a gennaio senza subire scossoni. Perché è evidente che uno strappo della Lega farebbe perdere all'esecutivo Draghi quella che è la sua principale peculiarità: essere un governo di quasi unità nazionale. E probabilmente complicherebbe ulteriormente la partita del Quirinale.

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