Ricatti, accuse e minacce: il Cdm di fuoco sulla giustizia

Il M5s dilata i tempi della discussione della riforma Cartabia e si presenta in ritardo al Cdm convocato da Mario Draghi, scatenando l'ira degli altri partiti

Ricatti, accuse e minacce: il Cdm di fuoco sulla giustizia

La riforma della giustizia di Marta Cartabia ha creato tensioni all'interno del governo prima del raggiungimento dell'intesa, arrivata dopo quasi 8 ore di discussioni tra minacce e accuse all'interno della maggioranza. Il M5s ha temporeggiato e fatto nascere dubbi nei altri partiti. L'atteggiamento dei ministri del M5s ha fatto innervosire gli altri esponenti dell'esecutivo, tanto da spingere Teresa Bellanova a fare dichiarazioni precise: "Ministri della Repubblica che hanno autorizzato la fiducia sulla riforma della giustizia, si presentano in ritardo in Cdm perché impegnati in una riunione con il loro leader in pectore proprio sull'argomento".

L'esponente di Italia viva, quindi, ha punto i suoi colleghi: "Cercano di prendere tempo o è l'ennesimo atteggiamento inqualificabile e squalificante nei confronti delle Istituzioni? Resta a questo punto il dubbio sull'autonomia di questi ministri e su chi rappresentassero quando hanno dato il loro assenso a favore della riforma". Il riferimento della Bellanova è stato ai ministri pentastellati quest'oggi si sono presentati in ritardo al Consiglio dei ministri convocato da Mario Draghi per discutere proprio della riforma Cartabia, perché convocati poco prima da Giuseppe Conte per discutere sul tema.

È per la loro assenza che il Cdm è iniziato con due ore di ritardo ed è stato poi sospeso da Mario Draghi. I ministri 5s si sono presentati in Consiglio con l'intenzione di astenersi dal voto sulla riforma della giustizia, lasciando supporre azioni simili o più forti anche in Aula.

I ritardi che si sono accumulati per il tira e molla sulla riforma hanno rischiato di far slittare i lavori. La commissione Giustizia di Montecitorio, tramite il presidente Mario Perantoni, ha comunicato l'impossibilità di rispettare il timing e licenziare il provvedimento in tempo per l'avvio dell'esame da parte dell'Assemblea. Per questo motivo ora spetta alla Conferenza dei capigruppo decidere quando far sbarcare in Aula il testo della riforma del processo penale.

La discussione è stata calendarizzata per domani ma è probabile che venga indicata una nuova data. Una delle opzioni attualmente più probabili è l'approdo in Aula per domenica pomeriggio. La decisione definitiva arriverà nelle prossime ore. "In Conferenza dei capigruppo il Movimento 5 stelle ha chiesto il rinvio dell'approdo in Aula della riforma penale alla prossima settimana. Tutti gli altri gruppi di maggioranza hanno invece chiesto che inizi la discussione generale sul ddl penale", ha dichiarato Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d'Italia al termine della conferenza.

Alla ripresa del Consiglio dei ministri, rimasto in pausa per circa due ore, l'intesa sulla riforma del processo penale non era ancora stata raggiunta. Sono servite altre trattative e contrattazioni per raggiungere un accordo sulla riforma, alla quale ha dato il via libera anche il Movimento 5 stelle, come specificano fonti di governo. "Accordo unanime", ha dichiarato il ministro penstastellato Federico D'Incà al termine del Cdm.

Alla fine, il M5s ha incassato il regime speciale per tutti i reati di mafia, fuori dalla griglia dell'improcedibilità. Nello specifico, l'intesa dovrebbe prevedere nessun timing per i reati riconducibili al 416 bis e ter, dunque processi sine die. Mentre per i reati aggravati da mafia sei anni di appello, con un regime transitorio da qui al 2024. Dal 2025, l'appello scenderà a 5 anni.

La situazione all'interno dell'esecutivo non è serena e i partiti di maggioranza in giornata hanno richiamato i 5s all'ordine per evitare ulteriori grane. Teresa Bellanova, infatti, non è stata l'unica a commentare il comportamento tenuto degli esponenti del M5s. Emma Bonino era certa che le rimostranze di Conte non si sarebbero concretizzate. "Draghi ascolterà tutti, ma alla fine si stuferà e deciderà lui. Immagino le fibrillazioni dei partiti, d'altronde la riforma della giustizia è tra le più delicate e le più sensibili tra quelle da attuare. Conte non strapperà sulla riforma, il Movimento 5 Stelle non uscirà dal governo", ha dichiarato la senatrice. E infatti ha avuto ragione lei.

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