Due anni per dare l'asilo: le commissioni sui rifugiati sono il porto delle nebbie

Gli uffici territoriali che devono assegnare lo status ai profughi frenati dalla burocrazia. E lo Stato paga 35 euro al giorno per ogni straniero

Due anni per dare l'asilo: le commissioni sui rifugiati sono il porto delle nebbie

Sono il collo di bottiglia dell'emergenza immigrazione. Le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale sono poche e oberate di lavoro all'inverosimile. Tanto da inchiodare - loro malgrado - decine di migliaia di richiedenti asilo sull'italico suolo in attesa d'una convocazione per esaminare la domanda. Dovrebbe bastare un mese. In realtà, capita spesso che per definire lo status di chi ha fatto domanda passino uno o addirittura due anni. Ai quali si aggiungono i tempi dell'eventuale ricorso. Nel frattempo, chi fa domanda resta parcheggiato in Italia, a spese dello Stato (che investe 35 euro al giorno per ciascuno) senza poter nemmeno lavorare, perché il permesso di soggiorno temporaneo rilasciato a chi richiede asilo non prevede questa possibilità. Non è un caso che persino molti immigrati, in particolare eritrei e siriani, sfuggano all'identificazione proprio per sottrarsi ai tempi lunghi e incerti del sistema di asilo italiano.

Qualche giorno fa Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e componente della commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema d'accoglienza, si è presentato - a sorpresa - alla commissione territoriale di Brescia, competente anche per le province di Bergamo, Cremona e Mantova. Trovando una situazione al limite del collasso: la stessa delle altre commissioni sparse in tutto il Paese. «Ho trovato solo due commissari dei quattro previsti - racconta Fontana al Giornale - visto che il dirigente della polizia e quello prefettizio erano stati richiamati da esigenze di servizio all'amministrazione di provenienza. E anche se non posso che plaudire l'impegno di quanti vi lavorano, è evidente che non solo le commissioni sono poche, motivo per cui ho presentato una proposta di legge per aumentarne il numero a una per prefettura, ma che anche nella composizione è necessaria maggiore elasticità, per mettere in condizione questi organismi di funzionare a pieno organico». Le commissioni - che, ricorda Fontana, erano appena 20 fino allo scorso maggio, quando sono state raddoppiate di numero - contano su quattro commissari. Di questi, due fanno capo al Viminale (un dirigente prefettizio e un dirigente di polizia), uno è in rappresentanza degli enti locali e l'ultimo partecipa per conto dell'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu. «Ci vuole maggiore elasticità di composizione», insiste Fontana. «Servono dirigenti supplenti, consentiamo anche a ufficiali dei carabinieri o delle Fiamme gialle di farne parte, e magari anche a docenti esperti di diritto in questo specifico campo».

Altrimenti, con le commissioni zoppe se qualche membro non può partecipare, gli arretrati rischiano di soffocare il sistema. Già prossimo al collasso, perché pensato per un numero di richieste inferiore. Una commissione, spiega ancora Fontana, a pieno organico esamina 16 pratiche al giorno al massimo. Considerato che nel 2014 in Italia sono state presentate 64.625 richieste d'asilo, un terzo del totale presentato nei 14 anni precedenti, è evidente che il sistema ha urgente bisogno di aggiustamenti. «Se tutto va bene a fine anno si chiuderà l'arretrato 2013 e 2014. Il 2015, altro anno record, sarà ancora tutto da smaltire. Così - aggiunge l'esponente azzurro - non si rispetta la dignità dei richiedenti asilo, si aumenta il costo sociale dell'accoglienza e si incrementa pure quello economico, visto che nella lunga attesa dell'iter - e tra l'altro solo il 25 per cento delle domande vengono accolte - i richiedenti sono a carico dello Stato». Insomma, «dire che sul punto il governo è totalmente impreparato è giusto», conclude Fontana: «Ci auguriamo che l'esecutivo faccia propria la nostra proposta, e con un decreto legge modifichi numero e composizione delle commissioni».

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