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E Donald dà 10 giorni all'Iran. "Sì all'intesa o saranno guai"

Ultimatum per siglare un "accordo significativo". E intanto Trump ammassa la più grande potenza aerea in Medioriente dall'invasione dell'Irak del 2003

E Donald dà 10 giorni all'Iran. "Sì all'intesa o saranno guai"
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È micidiale il dispiegamento di forze americane in Medio Oriente negli ultimi giorni, pronte per un attacco contro l'Iran. Gli Stati Uniti stanno inviando la più grande potenza aerea nella regione dall'invasione dell'Iraq del 2003. Ma Donald Trump non ha ancora deciso se ordinare raid o meno, e quale sarebbe l'obiettivo: fermare il programma nucleare, annientare la sua forza missilistica o cercare di rovesciare il regime, con l'uccisione di decine di leader politici e militari iraniani. Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno continuato a spostare caccia F-35 e F-22 verso il Medio Oriente. Una seconda portaerei carica di aerei d'attacco e da guerra elettronica è in arrivo. Nelle ultime settimane sono state posizionate nella regione pure le difese aeree. Trump però è tornato sulla necessità di fare un "accordo significativo" con Teheran o "succederanno cose brutte". E ha infine aggiunto: "Scopriremo cosa succede con l'Iran tra circa 10 giorni". La potenza di fuoco dispiegata fa intendere che c'è la possibilità di condurre una guerra aerea contro l'Iran della durata di settimane, invece dell'attacco singolo "Midnight Hammer" di giugno contro tre siti nucleari. Anche le forze armate israeliane hanno intensificato i preparativi per un probabile conflitto, il gabinetto di sicurezza dello Stato ebraico prevede di riunirsi domenica. La portaerei Gerald Ford, che faceva parte della flotta durante l'operazione contro Nicolas Maduro, arriverà per la fine della settimana al largo delle coste di Israele e proteggerà Tel Aviv da eventuali raid dell'Iran. L'Abraham Lincoln è già di stanza in acque mediorientali. Il Pentagono ha iniziato a trasferire il suo personale fuori dalla regione, come misura preventiva contro possibili azioni o contrattacchi iraniani.

Ma non tutte le armi che gli Stati Uniti potrebbero usare si trovano in Medio Oriente. Alcuni bombardieri americani possono svolgere missioni dagli Stati Uniti, come hanno fatto a giugno contro gli impianti nucleari iraniani. Il Regno Unito avrebbe invece negato a Washington l'autorizzazione a utilizzare le proprie basi militari per eventuali attacchi contro l'Iran. La decisione di Londra sarebbe una risposta diretta alla scelta di Trump di revocare il sostegno al piano britannico di rinuncia alla sovranità sulle isole Chagos. L'arcipelago, situato nell'Oceano Indiano, ospita la strategica base di Diego Garcia. Mentre l'Iran ha ancora alcune carte da giocare. Ha un arsenale missilistico ancora considerevole che potrebbe essere diretto contro le basi statunitensi e gli alleati nella regione, in primis Israele, e forze militari che potrebbero tentare di chiudere lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima fondamentale per il trasporto del petrolio. Il presidente americano ha avuto un incontro nella Situation Room della Casa Bianca mercoledì. Ha fatto capire che preferirebbe un accordo diplomatico con l'Iran che preveda l'eliminazione dei programmi nucleari, lo scioglimento delle milizie regionali e lo smantellamento dei missili balistici. Ma è chiaro che il presidente americano è principalmente interessato alla questione nucleare. Anche Teheran potrebbe fare i suoi calcoli: sospendere le sue attività di arricchimento nucleare solo per un breve periodo, fino a quando Trump finirà il suo mandato.

L'Iran inoltre spera di poter usare i negoziati per ritardare l'attacco americano, ma si rende anche conto che Trump potrebbe essere innervosito da colloqui infiniti e arrivare così a ordinare raid contro la Repubblica islamica.

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