E l'Arma piange altri due carabinieri

Mario D'Orfeo, 55 anni, e Fabrizio Gelmini, 58. L'allarme della Difesa

Il Coronavirus ha portato via altri due carabinieri. L'Arma piange infatti il luogotenente capo Mario D'Orfeo, di 55 anni e il maresciallo maggiore Fabrizio Gelmini, di 58, rispettivamente, comandante della Stazione Carabinieri di Villanova d'Asti e addetto alla Stazione Carabinieri di Pisogne, nel Bresciano.

D'Orfeo si era arruolato nel 1983. Dopo aver trascorso alcuni anni a Palermo, dove era stato anche nel Nucleo radiomobile, era stato trasferito ad Asti. Lascia tre fratelli, di cui uno carabiniere in pensione. Il maresciallo Gelmini lascia, invece, una moglie e due figli di 22 e 18 anni.

Entrambi hanno dedicato la vita al dovere, alle istituzioni e soprattutto ai cittadini e alle comunità su cui erano chiamati a vigilare. Ieri è arrivato il cordoglio del Comandante Generale Giovanni Nistri e di tutta l'Arma. A cui si unisce il messaggio del ministro della Difesa Lorenzo Guerini: «Alle famiglie del Luogotenente Mario D'Orfeo e del Maresciallo Maggiore Fabrizio Gelmini, ai loro affetti più cari e a tutta l'Arma dei Carabinieri giungano i miei profondi sentimenti di vicinanza e cordoglio. Voglio esprimere - ha proseguito il ministro - la mia vicinanza e quella del Governo all'Arma dei Carabinieri, in prima linea in questa emergenza. Sono vicino a tutti gli italiani che stanno soffrendo per la perdita di un proprio caro».

Molti militari in questi giorni sono risultati positivi al virus. Tanto che proprio il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, ieri in visita al Comando operativo di vertice interforze dove ha ringraziato gli uomini e le donne in campo, ha messo in atto, assieme ai Capi delle quattro Forze armate, tutte le misure per contenere i contagi e per evitare rischi per il personale, a partire dalla fornitura dei dispositivi di protezione. Questo anche tra i militari all'estero. Questa mattina arriveranno a Pratica di mare 14 positivi al Covid-19, trasportati su un Boeing KC-767 dell'Aeronautica militare, provenienti dalla base di Herat, in Afghanistan. Sia loro che i commilitoni che hanno viaggiato con loro col volo di andata del 10 marzo non sono venuti a contatto col resto del contingente. Hanno viaggiato, però, in biocontenimento, una peculiarità dell'Am sviluppata grazie anche alle industrie italiane. In tutto sono state rimpatriate 57 persone (37 sono arrivate nella giornata di ieri) dalla terra degli aquiloni. Duecento, invece, coloro che rientreranno in via preventiva dall'Iraq dopo la sospensione dell'addestramento agli iracheni. Per gli uomini e le donne in divisa, impegnati in questo momento in prima linea, la Difesa sta cercando di prestare la massima attenzione.

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