In largo Bologna la gente arriva presto. Sono in tanti, ma c'è silenzio. Le vetrine rotte del negozio Dallari sono state schermate, ma le ferite di un'intera città sono ancora aperte. "Ci dicono che è tutto sotto controllo, ma perdere le gambe, venendo a passeggiare in via Emilia di sabato pomeriggio, per me non significa questo", attacca una signora, spingendo il portone di san Biagio. "Chiusa anche la chiesa, bell'accoglienza! Noi fuori, loro accolti, sempre senza distinzione". Chi siano quei "loro" è un po' confuso e si mischia a tanta rabbia, dopo i 15 feriti lasciati sul campo da Salim El Koudri nella sua folle corsa in auto di due giorni fa. È lungo la fiancata di questa chiesa in mattoni color biscotto che ha accelerato fino a 100 all'ora la sua marcia. Voleva ferire, uccidere: così sembrerebbe dai video. Un fruttivendolo, un negozio di abbigliamento: ne sfiora tende e vetrine con le ruote della Citroën a mordere il marciapiede. Poi quelle due donne: le punta. Una tedesca, una polacca a cui ha tagliato le gambe schiacciandola al muro. Straniere. Ma non come lui che, pur di origini marocchine, in Italia era nato 31 anni fa a Bergamo e qui, a Modena, si era anche laureato. Triennale in economia e marketing. La magistrale no: si era iscritto qualche anno fa, ma non aveva mai frequentato. Il suo abisso era già iniziato, fra ricoveri psichiatrici, frustrazione, disturbi schizoidi e disoccupazione. Da ieri El Koudri si trova nel carcere di Sant'Anna a Modena, guardato a vista, con l'accusa di strage e lesioni aggravate a cui, come conferma il suo avvocato d'ufficio, non ha voluto replicare nel primo interrogatorio. La Modena governata dal Pd ha deciso di rifugiarsi in una fiaccolata serale. Il sindaco Massimo Mezzetti, civico di sinistra con un passato nel Pci e in Sel, risponde così a quelli che ritiene "avvoltoi" e a chi semina "odio". Del resto qui la sinistra governa da 79 anni.
"Avrei preferito non vendere così tanti giornali", dice l'edicolante di via Farini. "È tutto assurdo. Qui sabato sera c'era musica e non abbiano sentito nemmeno le ambulanze". Già, piazza Roma doveva ospitare una cena benefica sotto le stelle. Tutto annullato o quasi: "Nessun politico si è fatto vedere, ma un po' di festa c'è stata: e poi ci dicono che va tutto bene", dice un signore inforcando rapido la bici. Le forze dell'ordine confermano: "L'evento è stato ridimensionato, sostanzialmente cancellato". Eppure ai modenesi questa indifferenza non è andata giù e quell'uomo, nonostante fosse "ignoto ai nostri radar" la conferma della questura - ora è il simbolo di un nemico da cui molti si sentono minacciati da tempo. "Paghiamo le tasse e pretendiamo sicurezza". La voglia è quella di reagire, mettersi in moto. Almeno in cammino. Verso le 11 si raggiunge un accordo per una camminata a muso duro verso il palazzo del Comune in piazza Grande. Alla fine a sfilare, sempre in silenzio, sono più di 300. A guidarli è Mattia Meschieri, manager 38enne del comitato "Modena merita di più". Da anni anche sui social, con il canale "L'insolente", combatte il degrado urbano. "Chiediamo di fare distinzione fra integrazione ed accoglienza. Il nostro tessuto produttivo vive anche grazie a tanti stranieri che dal nostro Paese sono ripartiti, costruendosi una nuova vita. Ora, però, l'emergenza è l'accoglienza". Forse El Koudri non era radicalizzato: dai primi rilievi si va verso il gesto volontario di una persona con problemi personali. "C'è un problema più profondo che riguarda anche il benessere mentale sia degli italiani in generale, sia di queste seconde generazioni di immigrati: chiediamo da tempo più attenzione a questo aspetto". In Comune davanti alla Ghiralndina, storta e bellissima, le ultime riflessioni sono in contemporanea alla visita di Sergio Mattarella e Giorgia Meloni. Dal Policlinico sono stati tutti dimessi. Restano gravi in quattro, fra Baggiovara e il Maggiore di Bologna. Mattarella incontra anche gli uomini che sabato, con grande coraggio, hanno disarmato El Koudri: "All'inizio non aveva il coltello, poi è spuntato fuori", dice Luca Signorelli, "In un attimo ho pensato che fosse finita per me, ma ho reagito". A dargli manforte sono stati anche due egiziani. "Ricominciamo da qui, da questo dato per stemperare odio e sciacallaggio", dirà in serata il sindaco Massimo Mezzetti, prima della fiaccolata silenziosa per le vie del centro e dopo aver fatto il punto con il ministro dell'interno Matteo Piantedosi. A calmare e curare gli animi aveva provato, commentando il vangelo di Matteo, anche don Sebastiano dal pulpito del Duomo durante la messa mattutina: "Sono sotto choc, lo siamo tutti. Ci sentiamo sbandare, erosi dal dubbio e dalla paura, ma di fronte al male degli altri, dobbiamo agire in prima persona facendo del bene". È quello che vuole ancora fare Luigi.
È un cadetto dell'Accademia militare: "Studio qui per servire il mio Paese all'estero, ma oggi i problemi sono anche fuori dalle nostre porte". Poco oltre suor Luigia ha il bastone, ma si infila decisa sotto i portici dove la gente non ha smesso di concedersi un caffè e l'aperitivo: "Io prego per tutti. L'ho sempre fatto e non mi resta molto altro da fare".