E la partita con l'Europa non è ancora chiusa

Tria: «Evitato il commissariamento». Ma sui conti pesa l'incognita Pil e aumenti Iva

E la partita con l'Europa non è ancora chiusa

Antonio Signorini

Roma La partita con Bruxelles non è ancora finita. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria è riuscito a incassare il via libera sui grandi numeri della legge di bilancio e ieri ha rivendicato il risultato ricordando che l'alternativa sarebbe stata «una procedura per deficit eccessivo che di fatto avrebbe commissariato il Paese per 5-7 anni».

Risultato raggiunto trovando una sintesi tra la posizione del governo italiano e quella della Commissione europea. Un punto di equilibrio tra posizioni lontane; da una parte ha convinto Lega e M5s a ridurre i fondi che finanzieranno le riforme cardine della manovra, Quota 100 e reddito di cittadinanza. Misure che l'Europa continua a guardare con sospetto, come traspare dal commento all'approvazione della Legge di Bilancio del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici: «Il dialogo si è concentrato unicamente sul rispetto delle regole comuni, mai sulle misure individuali!».

Dall'altra ottenendo la disponibilità dell'Europa ad accettare un impegno chiaro e definito solo sui saldi e solo per il 2019, molto più sfumato per i due anni successivi. Per il prossimo anno la soluzione è la riduzione del deficit nominale dal 2,4% al 2%. Sette in miliardi in meno rispetto alla prima versione della legge di Bilancio così come era uscita dal consiglio dei ministri. Per gli anni successivi l'Italia garantisce il rispetto degli impegni, ma con margini di incertezza notevoli.

Intanto le clausole di salvaguardia, con gli aumenti dell'Iva aggiuntivi rispetto a quelli ereditati dai precedenti esecutivi rispettivamente per circa 10 miliardi all'anno. Un aumento che porta il conto delle clausole nel 2020 e 21 nel 2021 51,9 miliardi complessivi. Il governo ha assicurato che disinnescherà gli aumenti dell'Iva, ma lo sforzo finanziario vale una manovra che renderà praticamente impossibile finanziare politiche espansive, che sono nel Dna della maggioranza M5s Lega.

L'Europa non farà sconti. «Vigileremo», ha confermato ieri Moscovici. L'Ue pretenderà il rispetto dell'obiettivo di medio termine assegnato all'Itala, quindi un percorso chiaro verso il pareggio di bilancio e la riduzione del debito. È a casi come questi che si riferiva la Bce quando giorni fa ha espresso preoccupazione per «la mancata costituzione di sufficienti margini di bilancio» per alcuni paesi dell'Euro. Il governo, insomma, sarà costretto a trattare ancora con Bruxelles ma anche a cercare nuove risorse.

Poi c'è l'incognita crescita, che rischia di rendere ancora più difficile la navigazione dell'esecutivo già dai prossimi mesi. Tria ha rivisto al ribasso la previsione del Pil del 2019 dall'1,5% all'1% del Pil. Previsione plausibile, ma con «non trascurabili rischi di revisione al ribasso», come ha osservato l'Ufficio parlamentare di Bilancio. Se il Pil dovesse frenare ulteriormente le cose si complicheranno ulteriormente.

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