E la Procura di Milano ordina: "Ora assumete tutti i rider"

Inchiesta sulle società di consegna del cibo, contestate violazioni fiscali. Greco: "Lavoratori, non schiavi"

E la Procura di Milano ordina: "Ora assumete tutti i rider"

Un esercito di 60mila lavoratori da assumere, cioè da inquadrare come parasubordinati, e ben 733 milioni di euro di multe alle piattaforme di delivery. L'inchiesta monstre della Procura di Milano sulle condizioni di lavoro dei rider è un terremoto in un mondo finora poco illuminato dal punto di vista giuridico. «È proprio l'approccio giuridico che abbiamo applicato - sottolinea il procuratore Francesco Greco - Queste persone non sono schiavi, bensì cittadini che hanno diritti finora negati. Giovani cui viene rubato il futuro». L'operazione, condotta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro in collaborazione tra gli altri con Inps e Inail, è valsa al procuratore Greco e al comandante dei carabinieri per la tutela del lavoro, generale Gerardo Iorio, una telefonata di complimenti del ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Il nodo è non solo l'inquadramento contrattuale dei rider ma anche la mancanza di tutele. I sei indagati sono i rappresentanti delle piattaforme finite sotto la lente: Foodinho-Glovo, Uber Eats (su cui è stata aperta anche un'indagine fiscale), Just Eat, Deliveroo. La prima società è quella con il maggior numero di ciclofattorini in Italia, quasi 29mila. Agli indagati viene contestata una serie di violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. «Un'inchiesta che ci si è imposta - spiega il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che ha coordinato le indagini insieme al pm Maura Ripamonti - su una realtà fuori da ogni regola che è sotto gli occhi di tutti». Si è partiti nel luglio del 2019 da Milano, dopo una serie di incidenti stradali che coinvolgevano fattorini. Poi si è passati al resto del Paese. Gli accertamenti su strada, poi sono stati ascoltati più di mille rider ed è stata esaminata la documentazione relativa alla posizione di ognuna delle 60mila persone che hanno lavorato per le piattaforme tra il 2017 e l'ottobre 2020. I rider sono attualmente inquadrati come collaboratori autonomi di tipo occasionale. Una «qualificazione smentita dalla realtà dei fatti», per gli inquirenti. Secondo gli accertamenti, sono al contrario «pienamente qualificabili come lavoratori» ai sensi di legge e devono essere quindi al più presto contrattualizzati come erogatori di prestazione coordinata e continuativa, cioè parasubordinati. Il rider è «all'interno del ciclo produttivo del committente che coordina la sua attività lavorativa a distanza» attraverso un'app, lo sorveglia e lo valuta. I fattorini «sono l'anello fondamentale» delle società di delivery, che senza di loro non potrebbero esistere. È vero che i fattorini scelgono la fascia oraria delle consegne, ma sono sottoposti al sistema «capestro» del ranking. Hanno un punteggio alla performance e vengono declassati se rifiutano un incarico, un orario specifico o se si riposano per un giorno. Pena: minori chiamate da parte del datore di lavoro o l'espulsione.

La Procura ha «intimato» alle piattaforme di adempiere agli obblighi. Ieri sono stati notificati i «verbali di prescrizione», relativi agli obblighi di sicurezza (visite mediche, corsi di formazione, Dpi, attrezzature tra cui le bici). Le società hanno 90 giorni per adeguarsi e potranno così «cavarsela» con le contravvenzioni milionarie. Poi i «verbali amministrativi di riqualificazione della posizione lavorativa», con il recupero delle somme contributive e il divieto di retribuzione a cottimo. Ma si annuncia una battaglia legale. Spiega Gabriele Fava, avvocato giuslavorista: «Nell'ambito dei poteri di riqualificazione del rapporto, ai fini amministrativi, degli Ispettori del lavoro le autorità hanno ritenuto che i rider siano lavoratori parasubordinati. Tuttavia solo una sentenza del Tribunale del lavoro può stabilire la natura del rapporto. E può farlo valutando i singoli casi, non astrattamente, sulla base di prove che supportino l'esistenza di tutti gli elementi della subordinazione». Ancora: «Le piattaforme potranno ricorrere contro i verbali e nelle sedi previste potranno far valere le proprie ragioni contro l'unilaterale qualificazione degli Ispettori. Per quanto riguarda i diritti dei singoli rider, si dovranno aprire appunto procedimenti giuslavoristici nei quali sarà sempre e solo il giudice ad avere la parola definitiva. Solo una sentenza ha efficacia coercitiva in tal senso».

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