Ora i dem vogliono tornare all'Unione di Prodi

Bersani progetta una federazione di sinistra con M5S. Poi c'è il partito dei sindaci Gori e Sala: puntano all'asse con Renzi e Calenda

E subito tra i dem scatta l'emulazione. Vogliono ritornare all'Unione di Prodi

L'idea di una federazione o partito unico, modello Lega- Forza Italia, piace anche alla sinistra. Piace così tanto che sono già due le federazioni nate nel giro di quarantotto ore nel campo del centro-sinistra.

Il segretario del Pd Enrico Letta non fa salti di gioia. L'ex premier teme di perdere la leadership con l'unificazione dei vari partiti della sinistra.

La proposta di un partito unico della sinistra è stata messa sul tavolo - dalle pagine del Foglio - dal senatore Luigi Zanda, ex tesoriere del Pd.

L'idea piace a Bersani. Stimola gli ex renziani Dario Nardella e Giorgio Gori. Spinge Andrea Orlando e Irene Tinagli, due fedelissimi di Letta, a evocare un ritorno all'Unione. L'orizzonte è la costruzione di una casa della Sinistra alleata del M5s. Le formule sul tavolo sono almeno due.

C'è la proposta di Irene Tinagli e Andrea Orlando che guarda al modello dell'Unione di Romano Prodi. «Per rispondere alla federazione della destra, il Pd deve lavorare a un modello Unione. Il Pd, sulla base di un asse chiaro, deve lavorare a un modello Unione, per mettere insieme tutte le forze possibili che si trovano nel centrosinistra, senza escludere nessuno» dice il ministro del Lavoro in un colloquio con il Foglio.

Non un partito unico ma coordinamento tra i partiti della sinistra. Anche se poi Orlando frena: «La federazione del centrosinistra? Mi sembra una discussione un po' così... io parlerei più delle cose su cui costruire un progetto. Mettere insieme persone che non vanno d'accordo su nulla non mi pare un modo per rafforzare un soggetto politico, la rifondazione e la rigenerazione della sinistra passi dal preoccuparsi di più in generale» precisa a Un Giorno da Pecora. Anche Renzi è scettico: «Come parlare del sesso degli angeli». Chi guarda al partito unico, una cosa nuova di sinistra, è Pierluigi Bersani: «Per decidere un percorso bisogna avere chiaro dove si vuole andare. Io penso, non da oggi, a una sinistra plurale anche sociale e civica che si dia un manifesto fondamentale e una forma politica rinnovata e che lavori a un campo progressista dialogando con i 5 Stelle di Conte».

«Mi sembra che altri sottolinea all' Adnkronos il leader di Articolo Uno - pensino a una specie di unione di centro suggestionata dall'autosufficienza. Spero davvero che, a cominciare dal Pd, nessuno si fermi davanti a questo bivio politicamente ineludibile».

Sia Bersani che Orlando guardano, con formule differenti, a un progetto con il baricentro spostato a sinistra.

C'è poi una seconda proposta sul tavolo, quella dei sindaci di Firenze, Dario Nardella, e Bergamo, Giorgio Gori: è il modello del sindaco di Milano Beppe Sala. Un partito federato con il centro di Calenda e Renzi. Dunque il progetto, in questo caso, è una federazione che vada in direzione opposta a quella di Bersani e Orlando. Un polo riformista con il baricentro spostato verso il centro. Letta non decide e rilancia il campo largo: «In Italia il 41% vota Salvini e Meloni. Io parlo a quella parte di Paese che vuole evitare che dopo Draghi ci sia un governo Salvini-Meloni. Farò di tutto per evitarlo, lancerò un programma per un centrosinistra molto più largo».

Ma ora il segretario ha un nuovo problema al Nazareno: la corrente di Base Riformista, in particolare gli ex renziani Lotti e Guerini, vuole sfilargli la guida del Partito. Ha già stilato un documento per chiedere un cambio di linea. E di segretario. Dopo il voto in autunno.

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