E sul premier in pectore c'è pure l'ombra di Stamina

Il professor Conte ha difeso una paziente trattata con la discussa terapia di Vannoni, già sostenuto dai grillini

Davide Vannoni, fondatore del metodo Stamina
Davide Vannoni, fondatore del metodo Stamina

L'aspirante premier inciampa sul caso Stamina. Il curriculum di Giuseppe Conte si è rivelato un terreno minato. Non soltanto per quello che c'è scritto e non è vero (o comunque non è esatto) ma anche per quello che invece non è scritto ed invece è effettivamente accaduto. Come avvocato Conte nel 2013 offrì assistenza legale pro bono alla famiglia di Sofia, la bimba affetta da leucodistrofia metacromatica, malattia per la quale allora non esistevano cure riconosciute. Conte si occupò di un ricorso promosso dai suoi genitori per ottenere che la bimba potesse continuare a curarsi con la terapia a base di cellule staminali messa a punto da Davide Vannoni, Stamina appunto. Terapia reclamizzata come miracolosa ma in realtà mai sperimentata e mai validata con metodi scientifici e poi rivelatasi una vera e propria truffa a danno di malati incurabili. Vannoni fu poi accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e condannato.

Il caso di Sofia, scomparsa alla fine del 2017 per il progredire della malattia, divenne il simbolo di quella vicenda che per mesi occupò le prime pagine dei giornali e le inchieste televisive. In prima fila in tv c'erano le Iene a dare voce alle famiglie dei malati, sostenendo che la cura dovesse essere garantita a tutti coloro che ne facevano richiesta anche a spese del servizio sanitario nazionale. La terapia priva di qualsiasi autorizzazione era stata somministrata inizialmente negli Ospedali Civili di Brescia e poi sospesa dall'Aifa che non ne aveva riconosciuto la validità.

Ricostruire questa vicenda serve per arrivare ad un punto che è poi quello cruciale. In quel frangente furono commessi molti errori anche dalle istituzioni e dal ministero della Sanità che autorizzò una cura mai validata e giudicata pericolosa dall'intera comunità scientifica internazionale, permettendo che venisse somministrata addirittura in strutture pubbliche.

In quel frangente però ci fu chi si schierò con la scienza. Una scelta non facile perché dall'altra parte c'erano famiglie sofferenti che cercavano soltanto una speranza per i loro figli malati. Ma quella speranza era falsa, era soltanto una crudele illusione. Ci fu chi ebbe il coraggio di andare controcorrente. Tanti invece cavalcarono senza scrupoli i sentimenti dell'opinione pubblica alimentati dalla giusta pietas per quei bambini malati. E qui si arriva ai grillini che all'epoca sostennero le ragioni di Vannoni chiedendo che fosse approvato il suo metodo tramite i loro rappresentanti in Parlamento. Proprio su questi temi sarebbe scattata la scintilla tra M5S e l'avvocato Conte. Ieri i genitori di Sofia sono intervenuti a sostegno di Conte. «Il professore ci aiutò, ci seguì legalmente nel ricorso per proseguire con le cure a Sofia, ma non lo fece perché sostenitore di Stamina, non era il metodo in discussione ma l'aiuto a una bambina malata», dicono Guido De Barros e Caterina Ceccuti. «Si trattò di una prestazione professionale, non era in discussione il metodo Stamina - insistono - ma difendere il diritto di una bambina a ottenere le cure».

Ma è pure vero però che il nome dell'avvocato Conte compare tra quelli dei sostenitori di della fondazione onlus Voa Voa che ha finanziato anche la Fondazione

Stamina.

Se al sostegno dato a Stamina dai grillini aggiungiamo le più recenti posizioni no Vax si delinea un profilo antiscientifico che non può non destare preoccupazione se espresso da un movimento al governo del paese.

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